Nemmeno lo strappo di Donald Trump con i dazi sulle auto è bastato a sbloccare l'impasse in Europa. L'atteso emendamento per concedere respiro ai costruttori del Vecchio Continente sui target di taglio delle CO2, evitando la tagliola delle multe per chi sfora i limiti di emissione, è slittato ancora. Una fumata grigia che agita governi e industria, mentre Bruxelles resta trincerata nel silenzio. Il commissario al Commercio Maros Sefcovic, in missione a Pechino, si è impegnato a tenere aperti i canali con la Cina per trovare un accordo sulle e-car, ma a Palazzo Berlaymont l'intervento chiave a tutela del comparto annunciato "per fine mese" da Ursula von der Leyen è in sospeso senza spiegazioni ufficiali. Soltanto formule di rito per evidenziare che "l'iter è in corso" e "le discussioni interne proseguono", senza tuttavia l'indicazione di una nuova data.
Il provvedimento non è a rischio, viene ribadito dall'esecutivo Ue, ma dietro le quinte la pressione del comparto - guidato dalle ammiraglie tedesche - è alta. La revisione che Bruxelles intende sottoporre ai Ventisette e all'Europarlamento prevede di allargare l'orizzonte di calcolo sulle emissioni: non più su base annuale, ma su tre anni (2025-2027), per evitare la pioggia di sanzioni sulle case automobilistiche che superano il tetto dei 93,6 grammi di CO2 per chilometro, calcolati sulla media dell'intera flotta. Un impegno già messo nero su bianco nel piano Ue per l'automotive del 5 marzo, ma che soltanto l'emendamento potrà rendere concreto. Sul tavolo c'è anche un'ulteriore carta per alleggerire il peso delle norme green a carico dell'industria: l'esecutivo di von der Leyen valuta di concedere ai costruttori la possibilità di dichiarare una sola volta, nel 2027, l'intenzione di stringere alleanze e presentarsi come un unico blocco industriale per aggirare i target di taglio delle emissioni, evitando un logorante obbligo di notifica annuale.
Dietro il nuovo rinvio non ci sono però soltanto nodi giuridici da sciogliere, ma anche l'ombra lunga della guerra commerciale. L'annuncio di Trump sui dazi del 25% sulle auto importate negli Stati Uniti - con un duro contraccolpo per i marchi europei - ha fatto aumentare la tensione a Bruxelles in vista del 'Liberation Day' proclamato dal tycoon per il 2 aprile. Alcuni commissari Ue avrebbero suggerito di prendere tempo per capire se la Casa Bianca è davvero pronta a passare dalle minacce ai fatti. Meglio attendere e valutare la reale portata della mossa americana, è il ragionamento che circola a Palazzo Berlaymont, così da ricalibrare - se necessario - la proposta. Da giorni l'esecutivo Ue ricorda che l'impegno a chiudere l'emendamento "entro fine marzo" non è formalmente vincolante. Ma esistono "scadenze interne" da rispettare anche per non perdere credibilità.
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