E' nel Cinquecento che il corpo umano diviene una "macchina" da svelare, da sezionare sul tavolo anatomico per scoprire le meccaniche interne; un oggetto da misurare, da idealizzare al fine di una possibile perfezione, da esibire senza pudori nella sua nudità. E' nel contempo motivo di desiderio, di pulsioni amorose, erotiche; soggetto da curare, mascherare, coprire, imbellettare per allontanare i segni dell'età o al contrario da ergere a monito della caducità umana, mostrandone il decadimento. Ed è proprio ai mutamenti radicali attorno al corpo avvenuti cinque secoli fa nella medicina e nell'arte che guarda la mostra "Corpi moderni. La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Durer, Giorgione", alle Gallerie dell'Accademia, a Venezia, dal 4 aprile al 27 luglio, promossa dalle Gallerie e da Marsilio Arte, che pubblica anche il catalogo.
Anatomia, Desiderio, Persona: sono le tre sezioni di una esposizione che attraverso una novantina di opere - dopo circa cinque anni torna visibile l'Uomo Vitruviano di Leonardo - dà voce a un soggetto che diventa una "costruzione culturale", uno dei segni fondamentali di una "rivoluzione" che intreccia in forme nuove la ricerca scientifica, l'arte, lo stesso apparire ed essere in società. Guido Beltramini, Francesca Borgo e Giulio Manieri Elia, curatori della mostra, rilevano che nel Rinascimento "si è cominciato a svelare il corpo, portando l'indagine scientifica sotto la pelle, con il progressivo sistematizzarsi degli studi anatomici, e insieme a velarlo, vale a dire ad allontanarsi da quello che siamo come darti biologico, per fare del nostro corpo una vera e propria costruzione culturale, un atto recitato".
La mostra è un "viaggio" nel corpo umano, nella sua stessa rappresentazione, che prende avvio con "Anatomia" dove, quasi in un gioco di specchi tra interno ed esterno, tra carne e pelle, una tavola anatomica con un torso femminile dissezionato dalla pratica medica di Andrea Vesalio a Padova (1555) è idealmente messo assieme a un torso scultoreo di un artista operante in Grecia nel secondo secolo avanti Cristo. Nelle sale, la bellezza dello studio di Michelangelo per la Sibilla libica (1510-11), con il disegno di una schiena che nel comporsi sul foglio è arte sublime e pratica da trattato scientifico, dell'autoritratto a corpo nudo di Durer, emblema della carnalità, il disegno dell'Uomo Vitruviano, dove la ricerca di Leonardo sulle fattezze umane, sulle possibili costanti nelle variabili infinite degli esseri umani, pare elevarsi a cifra dell'armonia universale. Nei dipinti, nei disegni, nelle stampe, il corpo viene aperto - il foglio di Leonardo noto come "The Great Lady"- viene misurato - Piero della Francesca, Durer con lo studio proporzionale di donna - viene anche coperto, con il modello sartoriale per una toga dottorale dal Libro del Sarto.
Nella seconda sezione, " Desiderio", spazio all'invenzione della pittura veneziana del corpo umano offerto come "oggetto di sguardo e desiderio": il nudo femminile viene rappresentato sdraiato, addormentato, immerso nel paesaggio (La tempesta di Giorgione, La nuda di Bernardino Licinio, La Venere e Adone di Tiziano), mentre quello maschile è sofferente, in piedi, colto nell'attimo del dolore (San Sebastiano di Sebastiano del Piombo). Irrompono la sessualità (i Sonetti lussuriosi di Aretino), un velato erotismo attraverso la diffusione delle opere grafiche, delle stampe. Ricerca estetica, sperimentazione di materiali e di pratiche per mantenere il corpo, per nascondere i segni che il tempo, sono protagoniste nella terza sezione, "Persona". Qui ritratti di donne e uomini del tempo opera di Giovanni Bellini, di Carpaccio, di Durer - tra cui un ritratto di giovane africano nero - sono presentati assieme a oggetti per la cosmesi, indumenti intimi, trattati di chirurgia estetica, braccia artificiali. In un confronto che pare riassumere l'essenza stessa della mostra, due dipinti di Giorgione: La vecchia e Ritratto di giovane uomo. L'una a ricordare l'inesorabile traguardo del tempo, aldilà di ogni possibile intervento estetico o desiderio, l'altro la speranza forse di un eterna giovinezza.
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