Da quasi un secolo a Bologna il passaggio dal vecchio al nuovo anno è scandito dal rogo del Vecchione, gigantesca scultura che, allo scoccare della mezzanotte, viene bruciata in Piazza Maggiore, a simboleggiare il saluto all'anno appena trascorso.
Dagli anni '90 l'ideazione del Vecchione è affidata dal Comune ad artisti legati alla città, che hanno arricchito il rogo di messaggi di anno in anno diversi, con pensieri legati alla condizione umana e all'attualità, fino alle paure dei nostri giorni e a piazza Maggiore 'off limits' per la notte di San Silvestro.
'Vecchi
Vecchioni. Capodanni d'artista in mostra', in programma nella
Sala Manica Lunga di Palazzo d'Accursio dal 28 dicembre al 9
gennaio ad accesso gratuito tutti i giorni dalle 9.30 alle
18.30, propone quasi trent'anni di storia attraverso manifesti
d'epoca e prototipi realizzati dagli artisti come 'miniature'
dei grandi fantocci bruciati in piazza. "La mostra è l'omaggio
del Comune alla città in un altro Capodanno difficile - commenta
il sindaco Matteo Lepore - Sono certo che i bolognesi vi si
riconosceranno e la apprezzeranno, e che sapranno essere come
sempre solidali e responsabili di fronte alle nuove sfide che ci
aspettano".
A chiudere la mostra il Vecchione partecipato di Cantieri
Meticci, realizzato con un migliaio di cittadini nel 2019,
ultimo rogo acceso in Piazza Maggiore, e la proiezione del
Vecchione digitale di Chiara Rapaccini, in arte Rap, il cui
corto animato sulle note di 'Futura' di Lucio Dalla ha 'bruciato
virtualmente' sui canali digitali del Comune alla mezzanotte del
31 dicembre 2020. Infine, il modellino del vecchione "Vecchio
come una torre", progetto del collettivo artistico Parasite 2.0,
vincitore del bando di quest'anno, che a causa delle misure anti
Covid non brucerà in piazza.
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