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Applausi a Raffa, la Carrà diventata opera lirica

Applausi a Raffa, la Carrà diventata opera lirica

Al teatro Donizetti di Bergamo una commistione di generi

MILANO, 30 settembre 2023, 12:07

Redazione ANSA

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Applausi a scena aperta e anche alla fine dello spettacolo con tanto di bis finale cantato insieme al pubblico per Raffa in the Sky, l'opera lirica dedicata a Raffaella Carrà che ha debuttato ieri sera al teatro Donizetti di Bergamo.
    L'obiettivo dichiarato dello spettacolo (fin dal soggetto) era quello di allargare il pubblico del melodramma e unire i registri basso e alto, popolare ed erudito. Così il compositore Lamberto Curtoni ha trasformato 'Tanti auguri' una delle sue maggiori hit, nel finale un quintetto con riferimenti a Bach e Rossini, in un gioco di rimandi che ha pervaso tutto lo spettacolo: dal Lago dei Cigni a Furore, senza dimenticare l'irrinunciabile Tuca Tuca, tutti inglobati nel libretto di Renata Ciaravino e Alberto Mattioli.
    La commistione di generi (musical e opera) è già nelle voci - Chiara Dello Iacovo che interpreta Raffaella non ha una formazione lirica a differenza del resto del cast -, ma anche nell'orchestra diretta da Carlo Boccadoro formata da elementi della Orchestra Donizetti opera e Sentieri selvaggi, con fisarmonica e clavicembalo.
    In un incrocio fra la fantascienza (con look più simili a quello dei Rockets che a Guerre stellari) e l'opera barocca l'idea di Francesco Micheli, il direttore del Donizetti Opera Festival che ha pensato lo spettacolo e ne ha curato la regia, è stata quella di rendere Raffaella una creatura del pianeta dell'arte Arkadia, che scende sulla terra e durante la sua carriera, attraverso i suoi spettacoli e le sue canzoni, accompagna i cambiamenti della società e aiuta Vito ((Haris Andrianos) e Carmela (Carmela Remigio) ad affrontarli: emancipazione femminile, crisi di coppia, la sessualità del figlio Luca (titolo dell'omonima canzone, qui interpretato da Gaia Petrone). Una agiografia di Raffaella senza sfumature e una dichiarata critica allo snobismo culturale grottesco degli 'Arkadiani perché "l'arte non serve a niente se ne gode poca gente" come recita il libretto.
   

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