"Il personaggio Piero Tosi continua a ritirasi nell'ombra, a non uscire di casa, a non frequentare nessuno, a chiudersi nella sua ritrosia e nel lavoro, a sfuggire le prime, i parties", scriveva anni fa Alberto Arbasino, come si legge oggi in uno dei suoi 'Ritratti italiani' (Adelphi), di questo grande costumista fiorentino che l'anno scorso ha avuto l'Oscar alla carriera, ma se ne è rimasto a casa, perché non prende aerei e non ama le grandi kermesse. Insomma, appunto, un vero personaggio, di cui si favoleggiava non avesse mai messo piede a Via Veneto negli anni d'oro, e che oggi, a 87 anni, esce per una volta alla scoperto e partecipa a Spoleto all'inaugurazione di una mostra dei suoi costumi di una carriera, 'I due mondi di Piero Tosi', a cura di Quirino Conti e sostenuta da Carla Fendi che ha fatto lunga opera di convinzione presso di lui.
Tosi è un grande artista e chi lo conosce lo definisce un intellettuale, una gloria italiana, che ha reinventato il suo lavoro con una grande e riconoscibile impronta personale.
Innumerevoli gli spettacoli cui ha dato un carattere, a cominciare dai film, dalle opere, dall teatro di Luchino Visconti, da 'Bellissima' del 1951 a 'Il gattopardo', 'La caduta degli dei' o 'Morte a Venezia' e poi per gran parte del cinema italiano, dal 'Satyricon' di Fellini a 'Metello', 'La viaccia' o alla 'Medea' di Pasolini e così via.
Per questa esposizione ha rimesso a posto, ricostruito tessuti e lavorazioni di 24 abiti (dal 'Macbeth' di Verdi con Visconti del 1958 per la prima edizione del Festival al 'Matrimonio segreto' di Cimarosa nel 2013 con regia di Conti), di gran bellezza e stupendi tessuti e particolari, che ormai appartengono alla storia dello spettacolo internazionale, realizzati a suo tempo con minuziosa maestria dalla sartoria Tirelli che festeggia i suoi 50 anni e mesi a disposizione dalla Fondazione Tirelli-Trappetti che li ha conservati con amore e ora hanno ripreso corpo nelle sale dell'ex Museo civico di Spoleto. Per la ricorrenza la storica sartoria romana ha aperto una mostra a Taormina, dove ha ricevuto un Nastro d'Argento, tutta incentrata su 'Il gattopardo' e i costumi di Tosi, e una ne aprirà prossimamente a Firenze.
Nella realizzazione della mostra Tosi ha avuto l'aiuto di un'altra grande costumista, Gabriella Pescucci, che iniziò come sua assistente e ora ha collaborato anche alla stesura delle schede descrittive dei costumi esposti. Per chi volesse capirne meglio l'ambientazione e vederli vivere, nella Chiesa della Manna d'oro, saranno proiettati spezzoni di film e i video d'epoca di cui sono protagonisti. Tosi parla pochissimo, confessa il "ricordo tenerissimo e commovente del primo festival di Spoleto con Menotti e Schippers, quando arrivarvi era un'avventura" e, sollecitato, aggiunge solo che si ritiene "fortunato per aver lavorato in anni, tra i '50 e gli '80 del Novecento, in cui ancora nell'arte il talento era riconosciuto, aveva un valore e una forza di muovere tutto. Era un'epoca in cui ancora si poteva crescere assieme", come è accaduto a lui con Visconti, col quale ha collaborato per 28 anni. Per i suoi allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia, cui cerca di trasmettere il suo ascetismo e la sua dedizione al lavoro, sa che non è più così ("Quale regista che ha successo chiama oggi un giovane sconosciuto a lavorare con sé?"), ma ha fiducia che comunque la qualità alla fine premi.
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