In un società dove attraverso i social trionfa l'immergersi nelle vite (spettacolarizzate) degli altri, Jordan Peele, ex autore e attore comico diventato un regista celebrato da critica e pubblico, ridefinisce l'atto di 'guardare' nel suo nuovo western fantascientifico thriller /horror, girato in Imax, Nope con Daniel Kaluuya (già protagonista dell'opera prima rivelazione di Peele, Get Out) e la straordinaria Keke Palmer. I due attori si calano nei panni di fratello e sorella, Oj e Emerald Haywood, che nel loro ranch in California, 'base dell'attività di famiglia come addestratori di cavalli per il cinema si ritrovano di fronte a nemico implacabile che arriva e si nasconde nel cielo.
Il film, in arrivo in Italia l'11 agosto (con anteprima romana per la quale sono arrivati Kaluuya e Palmer) distribuito da Universal ha debuttato direttamente al primo posto del botteghino Usa, incassando ben 44 milioni di dollari nel weekend, il migliore debutto per una storia originale (non adattamento, ne' prequel, ne' sequel) dall'inizio della pandemia. Dopo i thriller horror che affrontavano apertamente temi sociali, come il razzismo negli Usa in Get out e l'isolamento delle parti più fragili della società in Us, Peele stavolta regala al pubblico un film di più ampio respiro visivo, nato per il grande schermo, che tuttavia non dimentica tematiche importanti, come una critica non troppo velata ad Hollywood, alla società spettacolo e una riflessione sui 'volutamente dimenticati' dalla storia Usa, come i cowboy di colore. "Ero partito dell'idea di mettere gli spettatori nell'esperienza immersiva di essere in presenza di un Ufo. Ma poi l'idea si è ampliata, volevo creare uno spettacolo, qualcosa che promuovesse la mia forma d'arte preferita e il mio modo preferito di guardare quella forma d'arte: l'esperienza in sala - ha spiegato Peele a Empire durante la promozione del film -. Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, ho iniziato anche a scavare nella natura di ciò che consideriamo spettacolo, nella dipendenza che crea e nella natura insidiosa del bisogno d'attenzione".
Nel film "si parla di questo e "di un fratello e una sorella impegnati a risanare il loro rapporto". Un intreccio che nella storia passa, per una strage compiuta 25 anni prima da uno scimpanzé 'attore' sul set di una sitcom, dalla quale si era salvato uno dei piccoli coprotagonisti, Ricky "Jupe" Park (Steven Yeun), diventato proprietario e animatore di una fiera allestita vicino al ranch degli Haywood; la sparizione di esseri umani e cavalli; l'idea lanciata da Emerald di capitalizzare sul mistero che stanno vivendo, girando un filmato da rivendere a carissimo prezzo ai media. Kaluuya, premio Oscar per Judas and the Black Messiah, pur di girare Nope ha rinunciato ad essere nel sequel di Black Panther: "Sono stato coinvolto nel progetto di Jordan fin dall'inizio - spiega a Hollywood Reporter -. Abbiamo parlato molto prima delle riprese, e quando sono arrivato sul set, ho pensato, 'Oh, questo è un fottuto film d'azione" e mi sono detto 'facciamo Bruce Willis allora". Keke Palmer, la presenza più carismatica del film, che ha debuttato sui set da bambina spera che con Nope il pubblico si renda più conto dell'"importanza nelle nostre vite di rapporti come quelli fra fratello e sorella, che spesso invece diamo per scontati - dice al Washington Post -. Bisognerebbe sentirsi valorizzati da quei legami e non dalla ricerca della popolarità. E mi piacerebbe se il film rendesse più consapevoli di quanto sia facile ritrovarsi a strumentalizzare quello che che ci affascina, che troviamo bello o misterioso".
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