(di Alessandra Baldini)
I Promessi Sposi respirano nuova
vita oltre l'Atlantico: sta per uscire in libreria negli Usa la
nuova traduzione americana dell'italianista Michael Moore che ha
già fatto conoscere ai lettori degli Stati Uniti libri di
Calvino, Moravia e Primo Levi ma anche Erri De Luca, Sandro
Veronesi e Nicola Gardini.
Lo Sfregiato, uno dei 'bravi' di Don Rodrigo, diventa
Scarface nella nuova versione del romanzo di Alessandro Manzoni,
proprio come il gangster interpretato da Al Pacino nell'omonimo
film di Brian de Palma, mentre Tira-dritto, un altro degli
sgherri al soldo del signorotto del lecchese che si oppone alle
nozze tra Renzo e Lucia, prende il nomignolo di Straight Shooter
e l'Innominato, personaggio ispirato a Francesco Bernardino
Visconti, si nasconde dietro il soprannome di The Nameless One.
"Una doppia prova d'amore", è la risposta che il traduttore
dà a chi gli chiede chi gliel'abbia fatto fare dieci anni fa di
imbarcarsi nell'impresa di traghettare 'The Bethroted' nel
ventunesimo secolo: amore verso la lingua italiana che Moore ha
studiato all'università (ha un PhD su Petrarca) e poi vivendo e
lavorando in Italia, tra Milano e Como, ma anche verso
l'americano, che "non è vero che non abbia eloquenza". Moore,
che per anni è stato anche interprete della Rappresentanza
Permanente italiana all'Onu e di vip della cultura italiana di
passaggio a New York, è così attaccato a questo concetto che ha
incluso nel contratto con la Modern Library di Random House la
condizione che la sua versione dei 'Promessi Sposi', quando
uscirà in Gran Bretagna, sia identica a quella che il 13
settembre sarà pubblicata negli Usa.
Il romanzo in Italia si insegna a scuola, ma in America è
semisconosciuto. La traduzione "sarà una pietra miliare per la
letteratura", ha scritto Jumpha Lahiri nella prefazione al
lavoro "da certosino" di Moore che promette di dare a un
classico della letteratura italiana il posto che merita accanto
ad altri grandi romanzi internazionali dell'Ottocento. "The
Bethroted" colma un vuoto importante: "Di Dante esce una
traduzione all'anno", osserva Moore con l'ANSA: "L'ultima di
Manzoni risale a 50 anni fa". Come aggiornare dunque un testo
dal periodare lungo e complesso, frutto a sua volta di una
'autotraduzione' dell'autore dopo aver "risciacquato i panni in
Arno"? Armato di dizionari per cercare la prima volta che veniva
usata ogni parola, Moore ha scelto di "scrivere nell'inglese
standard della nostra era più democratica, senza però scivolare
in usi troppo contemporanei" per rispettare lo spirito del
testo: "A differenza di Walter Scott che usò per 'Ivanohe' un
inglese arcaico, Manzoni voleva che la sua prosa fosse moderna".
In Italia intanto il romanzo di Renzo e Lucia tornerà l'anno
prossimo per la terza volta in tv dopo le versioni del 1967 di
Sandro Bolchi e del 1987 diretta da Salvatore Nocita con Alberto
Sordi nella parte di Don Abbondio accanto a Burt Lancaster,
Franco Nero, Danny Quinn e Delphine Forest come Renzo e Lucia.
Anche per Moore (autore dei sottotitoli inglesi di film come
'Cristo si è fermato a Eboli' di Rosi e 'Senso' di Visconti) il
romanzo di Manzoni si presta bene a un trattamento
cinematografico. Magari con George Clooney? "Mi piacerebbe che
almeno lo leggesse", auspica Moore a proposito dell'attore, da
due decenni una figura fissa nelle estati del Lago di Como.
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