di Marzia Apice
La voce prima di tutto, ma anche
suoni e rumori, per un ascolto immersivo che faccia vivere al
pubblico una narrazione autentica e lo trascini dentro una
storia: è il formato audio "uno dei futuri possibili della
comunicazione, la nuova frontiera del giornalismo e del
racconto" secondo Mario Calabresi, che ha appena lanciato Chora
(choramedia.com), nuova podcast company da lui diretta e fondata
con Mario Gianani e Guido Brera. Un sfida editoriale inedita per
chi come lui, ex direttore de La Stampa e La Repubblica, ha
"vissuto" a lungo nella carta stampata: "Crediamo molto in
questo modo di ascoltare e raccontare le storie", dice
intervistato dall'ANSA, "non si tratta però banalmente di
proporre un articolo che viene letto, ma di offrire un contenuto
immersivo, costruito per la voce e sempre completamente gratuito
per l'utente". Chora ha proposto proprio in questi giorni un
primo assaggio della produzione editoriale: si tratta di
"Ossigeno", una serie di 4 puntate di 30 minuti l'una, in cui lo
scrittore Paolo Giordano fa un viaggio all'interno della
pandemia "partendo dal Maria Vittoria, uno degli ospedali messi
più sotto pressione dal Covid-19", afferma Calabresi, "poi a
febbraio saremo pronti con il catalogo e con alcuni titoli che
usciranno ogni settimana. Proporremo contenuti di grande
qualità, preparati da giornalisti e scrittori, e appartenenti a
vari generi, dall'attualità al crime, dal filone storico al
talk". Calabresi si definisce un "appassionato" del formato
audio già ai tempi di Repubblica, giornale nel quale ha proposto
l'esperimento riuscitissimo di "Veleno", il podcast di Pablo
Trincia; ma suo è anche "La volpe scapigliata", il podcast da
lui stesso realizzato dedicato al fotografo Andrea Rocchelli,
ucciso nel corso della guerra del Donbass. Ora i tempi per una
diffusione su larga scala del podcast sembrano più maturi: "con
la pandemia i contenuti audio hanno preso piede: dall'inizio del
2020 il consumo in Italia è cresciuto del 30%, probabilmente
perché il podcast ha sostituito altri intrattenimenti, come il
cinema, i concerti, il teatro", spiega, "in Nord Europa e negli
Usa, dove ha un mercato consolidato, questo formato è già
esploso, e si ascolta e fa compagnia in movimento, mentre si fa
jogging o mentre si viaggia". Cambierà anche il giornalismo? O è
già cambiato con la pandemia? "Dobbiamo capire che il
giornalismo oggi non è più il tempo reale, ma la comprensione e
la spiegazione dei fatti. Le notizie sono nell'aria e non ha più
senso pagarle", dice, "quello che è successo quest'anno ha solo
accelerato dei processi che erano già in corso da anni.
Assistiamo già da tempo alla moltiplicazione dei luoghi dove le
persone si informano. Un tempo c'erano solo giornali, tg e
radio, che erano i luoghi quotidiani per informarsi. Oggi è
tutto frammentato, quei modelli si sono rotti e non torneranno
più: questo è il presente, non il futuro" "Ci sono giornali,
siti, app, newsletter, social, podcast, documentari per
informarsi", prosegue, "è questo lo sforzo che ho cercato di
fare nel giornalismo tradizionale, ossia moltiplicare i
linguaggi. Se l'utente paga non è per avere notizie che si
possono ottenere dovunque, quello che fa la differenza è capire
perché accade un fatto e quali conseguenze avrà. Nessuno sa più
chi ha dato per primo una notizia: non è questo che fa stare in
piedi un giornale".
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