(di Mauretta Capuano) Quella sensazione sempre più grande di perdita che si prova nel veder andar via i propri compagni di scuola, dell'Università, del lavoro, i propri amici e cugini.
La racconta lo scrittore cubano Leonardo Padura nel suo romanzo "più viscerale", 'Come polvere nel vento', un storia immensa della diaspora cubana vista con gli occhi della nuova generazione rispetto a quella dello scrittore.
Il libro,
pubblicato da Bompiani nella traduzione di Bruno Arpaia, ha
richiesto due anni di lavoro a Padura che ha sempre vissuto nel
quartiere dell'Avana dove è nato nel 1955, Mantilla, ma sono
"30-40 anni, forse anche di più" che pensa al tema dell'esilio.
"Più che parlare di eventi e di episodi in 'Come polvere nel
vento' si parla dei sentimenti che provano questi personaggi,
sia dentro sia fuori Cuba. Credo che la questione dell'esilio,
della migrazione, della diaspora sia un tema universale. Gli
italiani lo hanno vissuto, anche gli spagnoli, adesso la stanno
vivendo gli ucraini con questa contingenza militare. E' una
condizione che si ripete nel corso della storia però ognuno, a
partire dalla propria cultura, la vive in modo più o meno
drammatico ed è questa drammaticità che viene poi sfruttata
dallo scrittore " dice all'ANSA Padura al suo arrivo a Roma.
Cosa pensa della guerra in Ucraina? "Sembra una guerra di altri
tempi perché è una guerra di conquista, di invasione. Quando
ormai credevamo che l'unico modo per fare le guerre fosse
conquistare i Paesi con il denaro. Ci ricorda che siamo stupidi,
che non abbiamo imparato nulla dalla storia. Che abbiamo tanti
telefoni intelligenti, questi smartphone, ma in realtà noi come
specie non siamo evoluti, non siamo intelligenti come i telefoni
che utilizziamo. Da questa guerra non uscirà nessun vincitore,
saremo tutti perdenti compresa l'Europa. E non c'è nessun
buono". E aggiunge: "la guerra in Ucraina si poteva evitare se
avessimo avuto dei politici più intelligenti". Da Cuba, Padura
è stato "testimone di tutta la gamma di atteggiamenti di chi se
ne è andato, dal più estremo rappresentato nel libro da Irving
che non è mai partito veramente con la testa. Un po' come accade
nel distretto di Hialeah, a sud della Florida, probabilmente il
luogo dove esistono più negozi di santeria del mondo. A Dario
che rifiuta il pensiero di Cuba e Clara che è rimasta e che è un
po' come me" racconta. Vincitore nel 2015 del Premio
Principessa delle Asturie per la Letteratura, autore della serie
culto poliziesca con protagonista Mario Conde, portata anche in
tv, Padura ha deciso di vivere tutta la vita nel suo quartiere.
"L'Avana è il mio luogo nel mondo. Il contesto mi alimenta come
scrittore. Dall'inizio della pandemia, a livello economico, i
problemi di Cuba - che già con Trump erano peggiorati rispetto
all'embargo - si sono aggravati. La maggior fonte di ingresso
economico era il turismo che è rimasto fermo per più di un anno.
Una malattia che riguarda tutto il corpo non si può curare come
piccole ferite sparse" spiega. Storia corale 'Come polvere nel
vento' parla di un gruppo di amici, il Clan, esiliati per scelta
o necessità, adulti nel bel mezzo della crisi economica degli
Anni Novanta. Trent'anni dopo negli Stati Uniti si incontrano
Marcos, figlio di Clara e Adela, figlia di Elisa, e saranno loro
a farci compiere un viaggio nel passato e nel presente. "E' un
salto dal romanticismo al pragmatismo, dall'ironia al cinismo.
Questa nuova generazione sta migrando senza guardarsi alle
spalle e va via perché vuole fare la propria vita. L'unica cosa
che le importa è raggiungere il suo obiettivo" spiega. E Conde,
il poliziotto che avrebbe voluto fare lo scrittore, tornerà?
"L'ottavo libro uscirà in settembre in Spagna e spero nel 2023
in Italia. E' un romanzo con due storie parallele, una
ambientata nel 1910 che ha come protagonista uno dei ruffiani
più famosi di Cuba e l'altra nel 2016 con protagonista Conde,
quando Obama visita Cuba" anticipa lo scrittore.
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