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Calasso si interroga sull'Agnus Dei

Calasso si interroga sull'Agnus Dei

Cristianesimo, notazioni, interrogativi su sacrificio e salvezza

ROMA, 15 aprile 2022, 10:34

(di Paolo Petroni)

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La copertina di 'Sotto gli occhi dell 'Agnello ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

La copertina di  'Sotto gli occhi dell 'Agnello ' - RIPRODUZIONE RISERVATA
La copertina di 'Sotto gli occhi dell 'Agnello ' - RIPRODUZIONE RISERVATA

 ROBERTO CALASSO, ''SOTTO GLI OCCHI DELL'AGNELLO'' (ADELPHI, pp.108 - 13,00 euro).

Un libro, questo che esce postumo di Roberto Calasso, scomparso a luglio scorso, intellettualmente acceso, tutto notazioni, confutazioni e alla fine dubbi, ovvero domande, quelle che gli nascono dalla lettura dell'Apocalisse, il testo che chiude il Nuovo Testamento, partendo dalla figura dell'Agnus dei, dell'Agnello sacrificale sgozzato, una delle figure centrali e misteriose del cristianesimo, come raffigurato nel Polittico dell'Agnello Mistico dipinto da Jan van Eyck a inizio del XV secolo e posto sull'altare della cattedrale di Gand, in Belgio.


    L'Agnello mistico rappresenta Cristo e il suo sacrificio ed è raffigurato con una ferita sul costato che richiama quella inferta a Gesù sulla croce e il sangue che ne fuoriesce si raccoglie all'interno di un calice. Così la sua presenza ricorrente nella Bibbia ne fa il simbolo sacrificale del riscatto, prima provvisorio degli Ebrei con la fuga dall'Egitto, infine, incarnandosi in Gesù come appare a Giovanni Battista (''Ecce Agnus Dei''), eterno, di tutti per sempre, estremo sacrifico liberatorio ''che toglie il peccato dal mondo''.
    E' la stessa Apocalisse a ricordare e ribadire però che un agnello fu ucciso anche ''prima della costituzione del mondo'' e la domanda che Calasso mutua da Simon Weil è: ''l'Agnello è in qualche modo sgozzato in cielo prima di esserlo sulla terra. Chi lo sgozza'' perché il mondo posa esserci? Domanda ultima dell'umanità, che non ha trovato risposta. Come si lega quel sacrificio primo con l'ultimo, in cui l'Agnello si è fatto uomo? La storia sacra appare allora, come annotato in queste pagine, il percorso ''dall'animale muto per il terrore al Logos, alla Parola vivente''.
    In tutto questo ''immane divergenza tra prefigurazione e attuazione. Prefigurazione significa che tutta la storia futura è già decisa. Ma la prefigurazione nasconde un punto dive si nasconde un'attuazione: l'arma che trafigge l'Agnello''. E in queste crepe si insinua il pensiero, la domanda senza risposta di Calasso, in ognuno di questi appunti che sono già un disegno con un suo senso e un'intenzione precisa, ma che forse preludevano a un suo nuovo intenso saggio indagine dopo ''Il libro di tutti i libri'' e sulla scia di quelli che vanno da ''La rovina di Kash'' del 1983 a ''La tavoletta dei destini'' del 2020, tanti titoli diversi tra loro eppure tasselli di una ricerca che li vede strettamente connessi e complementari.
    Suscita quindi infiniti interrogativi, ma che poi portano tutti all'ultimo e supremo, questo testo che chiude i Vangeli ''non con voce della mitezza, ma come annuncio di qualcosa di ignoto, dominato dal fatto di essere nuovo'', tanto che l'autore scrive: ''L'Apocalisse è l'autodistruzione del cristianesimo'', quasi una negazione dei temi e lo spirito dei quattro testi precedenti. E' un libro in cui il nome di Gesù compare solo una volta mentre ricorre spesso l'Agnello di Dio, che ''combatte le sue feroci battaglie, che preludono alla fine, quando tutto sarà 'novum''', quel Nuovo di cui non si sa nulla, che sarebbe seguito alla distruzione del cielo e della terra.
    A questo si aggiungono, in particolare nel sostanziale Vangelo di Giovanni di cui le visioni dell'Apocalisse dovrebbero essere la conclusione e il rovesciamento, le varie ''frasi che nessuno sino a oggi è riuscito a decifrare in modo adeguato - eppure hanno segnato la storia''. Tra queste quelle relative al ''Paracleto'' (avvocato) che appare come un possibile successore di Gesù, come lui stesso farebbe intendere affermando ''Anch'io chiederò al padre, ed egli vi darà un altro Paracleto che rimarrà con voi in eterno'' e Calasso si chiede: ''Chi sarà quest'altro Paracleto se non un altro Gesù, dopo la crocifissione? ma allora Gesù non ha riscattato tutti?''.
    Sono lampi, intuizioni, scavi nel testo, illazioni di senso sul mistero, su icone e interpretazioni che hanno poi fatto la storia (e c'è tutta una parte sull'iconografia e il senso dell'Annunciazione): ''sono momenti affilati che lasciano una cicatrice. A chi avvengono? Alla Vergine, ai seguaci del Paracleto, a coloro che si abbandonavano alle visioni dell'Apocalisse, forse molti altri che non conosciamo. E' una storia che si trasforma ogni giorno, che si lacera e ricompone'' e su cui queste notazioni gettano uno sguardo curioso e partecipe, intenso e denso, per molti versi affascinante per chi abbia l'impegno e la pazienza di perdersi in esse.
   

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