Il piano di Donald Trump per conquistare la Groenlandia si fa sempre più concreto. Secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca al Washington Post l'amministrazione ha cominciato a calcolare quanto costerebbe al governo federale conquistare e controllare la più grande isola al mondo, fornendo tutti i servizi necessari ai suoi 58.000 abitanti, abituati a ricevere un assegno da ben 600 milioni di dollari l'anno dalla Danimarca. L'obiettivo di Washington sarebbe offrire di più e ripagare, in parte, le spese grazie alle entrate derivanti dalle risorse naturali di cui la Terra Verde è ricca.
"Si sta discutendo il rapporto costi-benefici e quanto costerebbe mantenerla come territorio americano", ha riferito un funzionario della Casa Bianca. Per avere un'idea delle cifre in gioco, l'immobiliarista ed ex economista della Fed David Baker ha calcolato che la Groenlandia potrebbe valere tra i 12,5 miliardi e i 77 miliardi di dollari, molto di più dell'Alaska nel 1867 e delle Isole Vergini nel 1917 i cui acquisti costarono rispettivamente l'equivalente di 150 e 657 milioni. Se alla stima si aggiunge il valore delle riserve di minerali - soprattutto rame e litio che sono utilizzati nella produzione di batterie e veicoli elettrici - la valutazione dell'isola potrebbe arrivare a 1,1 trilioni di dollari secondo il Financial Times. Per il think tank di centro-destra American Action Forum il prezzo di mercato delle riserve minerarie della Groenlandia porterebbe quello d'acquisto a 200 miliardi di dollari ma il suo valore strategico nel Nord Atlantico lo farebbe salire a 3 trilioni.
Sin dal suo ritorno alla Casa Bianca, The Donald è sembrato ossessionato dal desiderio di espandere il territorio americano - dal Canale di Panama al Canada - e, secondo fonti dell'amministrazione, ritiene la conquista dell'isola la più semplice delle tre operazioni. Ora si tratta da una parte di convincere gli americani che il governo federale potrà rientrare delle spese attraverso le royalties sui minerali e le tasse pagate per attività commerciali e dall'altra addolcire la pillola per i groenlandesi. Proprio in questi giorni sull'isola è sbarcatala premier danese Mette Frederiksen per una serie di colloqui con il capo del nuovo governo Frederik Nielsen, che ha vinto le elezioni il mese scorso. Il neo premier ha rassicurato Copenhagen definendola la più stretta alleata della Groenlandia e, al contempo, ha mandato un forte messaggio a Trump. "Dobbiamo ascoltare quando gli altri parlano di noi. Ma non dobbiamo essere scossi", ha scritto in un post su Facebook. "Non dobbiamo agire per paura. Dobbiamo rispondere con pace, dignità e unità.
Ed è attraverso questi valori che dobbiamo mostrare in modo chiaro e calmo al presidente americano che la Groenlandia è nostra", ha scritto Nielsen. Nel frattempo a Bruxelles, il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, e il segretario di Stato americano Marco Rubio dovrebbero incontrarsi a margine della riunione dei ministri degli Esteri della Nato che inizia giovedì.
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