/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

No Tav, pm chiede condanne a 9 anni e mezzo per terrorismo

No Tav, pm chiede condanne a 9 anni e mezzo per terrorismo

Accusati quattro attivisti per assalto cantiere con molotov

TORINO, 14 novembre 2014, 23:21

Mauro Barletta

ANSACheck

No Tav, pm chiede condanne a 9 anni e mezzo per terrorismo - RIPRODUZIONE RISERVATA

No Tav, pm chiede condanne a 9 anni e mezzo per terrorismo - RIPRODUZIONE RISERVATA
No Tav, pm chiede condanne a 9 anni e mezzo per terrorismo - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Un atto di guerra contro lo Stato". Così la procura di Torino definisce l'attacco portato dai No Tav la notte fra il 13 e il 14 maggio 2013 al cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa. Parole che oggi, al processo in corso nell'aula bunker delle Vallette, hanno accompagnato la richiesta di condannare quattro anarchici a nove anni e mezzo di carcere per terrorismo. "Noi giudichiamo la condotta e non le idee", avevano esordito i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino. "Sul Tav ognuno ha le sue opinioni, è un'opera che può piacere o non piacere. Ma quella non fu una manifestazione di dissenso e nemmeno un'iniziativa estemporanea di pochi ribelli. Si trattò di violenza armata. Il cui obiettivo era costringere lo Stato ad abbandonare una scelta politica ed economica, a retrocedere. E questa, in base al codice, è una finalità terroristica". Ad agire furono una trentina di persone arrivate da varie parti d'Italia, tutte quasi certamente di estrazione anarchica. Si divisero in gruppi e sottogruppi, si coordinarono servendosi di telefonini intestati a nomi fittizi, attaccarono in più punti, scagliarono razzi, bengala e soprattutto molotov.

"Il fuoco cadeva dal cielo, non avevo mai visto niente di simile", ha raccontato in aula un operaio marocchino. Le fiamme distrussero un compressore, il fumo invase il tunnel dove le maestranze erano al lavoro. Danni per 180 mila euro. Il frutto di un'azione pianificata con cura che, per gli investigatori, si inseriva in uno stillicidio di danneggiamenti, attacchi e intimidazioni con i quali convincere i No Tav meno bellicosi a inasprire la lotta contro l'odiato supertreno. Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi sono stati arrestati il 9 dicembre e, al processo hanno rivendicato la loro partecipazione. Altri compagni sono stati individuati nei mesi successivi e alcune frasi di uno degli indagati, intercettate dalla Digos, hanno portato acqua al mulino della procura: "L'obiettivo era bruciare una camionetta degli sbirri e due o tre mezzi del cantiere, ma erano posteggiati in luoghi diversi dal solito. Dovevamo forzare un po' di più". Si sente anche dire "nessuno se la sentiva di fare del male", ma questa affermazione per i pm "è smentita dai fatti perché gli ordigni furono lanciati contro le persone".

Il movimento No Tav protesta, fa quadrato attorno agli imputati e accusa i "magistrati con l'elmetto" di essere mossi da "fame di successo e di credibilità". Notav.info, la voce più ascoltata, sottolinea che "si è parlato di attacco alla personalità dello Stato come se il compressore fosse Napolitano". In serata un gruppo di attivisti si è radunato davanti ai cancelli del cantiere per una dimostrazione. "Via le truppe dalla valle" lo striscione esposto da un centinaio di manifestanti che hanno attraversato i boschi della zona sotto la pioggia.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

O utilizza