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"L'introduzione da parte degli Usa di
dazi verso l'Unione Europea è una misura che considero sbagliata
e che non conviene a nessuna delle parti". Giorgia Meloni
aspetta un'ora dalla fine del discorso di Donald Trump e poi per
la prima volta critica apertamente la scelta del presidente
americano, dopo aver evitato di sbilanciarsi rispetto agli
annunci scanditi in queste settimane da Washington. E anche se
la Casa Bianca ha chiarito che non ci saranno negoziati, il
commento della premier lascia intendere che conta su margini di
trattativa: "Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un
accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una
guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l'Occidente
a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre,
agiremo nell'interesse dell'Italia e della sua economia, anche
confrontandoci con gli altri partner europei". Nelle ore che
hanno preceduto l'annuncio di Trump, Meloni aveva parlato dei
rischi di "risvolti pesanti" dalle barriere commerciali
americane, pur senza arrivare a definirli un "errore profondo"
come fatto in modo limpido dal presidente della Repubblica
Sergio Mattarella. E aveva ammesso che "se servirà" bisognerà
difendere gli interessi nazionali, ed europei, immaginando
"risposte adeguate". "Siamo già al lavoro con la Ue e i partner
europei per una prima valutazione e una risposta comune", la
reazione a caldo di Antonio Tajani, che nelle prossime ore a
Bruxelles incontrerà il commissario al Commercio Sefcovic, e
predica "una risposta basata su un approccio pragmatico, basato
sul dialogo". "Serve un negoziato costruttivo, con la schiena
dritta - è convinto il ministro degli Esteri -, che tenga conto
delle preoccupazioni americane ma tuteli i sacrosanti interessi
europei. Il Governo non lascerà indifeso il sistema produttivo
italiano". Critico il leader di Azione Carlo Calenda, secondo
cui "Trump sta facendo saltare il commercio internazionale". La
giornata di attesa della presidente del Consiglio è cominciata
con la celebrazione di una delle eccellenze del made in Italy,
quella tradizione della cucina italiana che è pure candidata
all'Unesco, che certo è tra i comparti più simbolici tra quelli
presi di mira. "Resto convinta che si debba lavorare per
scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che
non avvantaggerebbe nessuno né Stati Uniti né Europa", ha
scandito mentre quasi in contemporanea, dal Colle, filtrava il
pensiero del Capo dello Stato che, al presidente estone Alar
Karis, ha ribadito una posizione già assunta in passato,
invitando l'Europa a una risposta "compatta, serena e
determinata". Una risposta inevitabile, di fronte a un
presidente americano che parla esplicitamente di "guerra
commerciale", ma va ben ponderata, deve essere appunto "serena",
non dettata dall'impulsività. Non piace al Colle la parola
"rappresaglia" ma è certo che al Quirinale si auspica una
risposta adeguata e in tempi non lunghissimi. Insomma, una
scelta razionale, da parte dei 27 paesi dell'Unione che devono
agire in modo "compatto" dopo avere analizzato, nel dettaglio,
l'impatto sui singoli settori. Tutti ragionamenti che in questi
giorni sono diventati espliciti anche a Palazzo Chigi, dove per
settimane si è coltivata la speranza che l'Italia potesse
comunque in qualche modo essere risparmiata, anche in virtù di
quei buoni rapporti vantati fin dall'insediamento di Trump.
Oggi, si ragiona nella maggioranza, è diventato più chiaro che
l'interlocutore è più imprevedibile di quanto si poteva
immaginare inizialmente. E se il mantra dei meloniani (che a
Bruxelles si sono astenuti sulla relazione sulla difesa anche
perché il documento era troppo sbilanciato su posizioni
anti-trumpiane) rimane quello del "dialogo" con l'alleato
americano, altrettanto inevitabile appare oramai la necessità di
rispondere. A livello comunitario e non con una negoziazione
bilaterale come insiste la Lega. Tajani ha sposato in toto la
linea della "saggezza" del Quirinale che, ha sottolineato il
leader di FI, è la stessa del governo. Non bisogna "reagire di
pancia ai dazi", anche se è chiaro che "se non si riesce con il
dialogo a ottenere una situazione diversa, è ovvio che in tempi
brevi ci sarà una reazione europea". Non è un mistero che nel
governo si pensi che, "senza andare alle calende greche", sia
meglio prendersi tutto il tempo a disposizione per negoziare.
Anche perché una buona occasione potrebbe essere la visita di
J.D. Vance in Italia a ridosso di Pasqua. Il vicepresidente Usa
dovrebbe varcare il portone di Palazzo Chigi il 18 aprile.
Ancora in tempo, sperano nell'esecutivo, prima che si arrivi
alla "estrema ratio" di rispondere "ai dazi coi dazi".
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