Mel Gibson potrebbe essere chiamato a
testimoniare a Los Angeles contro Harvey Weinstein. La giudice
incaricata del processo contro l'ex boss di Miramax ha
dichiarato ammissibile la deposizione dell'attore di
"Braveheart" e "La passione del Cristo" a sostegno di una delle
cinque donne che accusano Weinstein di molestie sessuali e
stupri. La donna ha chiesto l'anonimato e al processo e' una
massaggiatrice di Los Angeles identificata come 'Jane Doe numero
tre'. Afferma che l'ex produttore la aggredi' sessualmente nel
2010, dopo che lei gli aveva fatto un massaggio nella sua camera
di albergo. La donna avrebbe parlato della violenza con Gibson
durante un altro massaggio e la testimonianza dell'attore ne
avvalorerebbe l'accusa. Nel dichiarare ammissibile la
deposizione, la giudice Lisa Lench ha negato una richiesta della
difesa di interrogare Gibson sulle affermazioni razziste e
anti-semitiche che l'attore ha fatto nel corso degli anni. I
legali di Weinstein potranno pero' chiedere a Gibson se porta
rancori contro l'ex 're di Hollywood' dai tempi in cui il suo
'Passione del Cristo' usci' nelle sale. Quel sanguinoso film
sulle ultime 30 ore della vita di Gesu', girato in gran parte in
Italia con John Caviezel e Monica Bellucci, fu accusato a
Hollywood e tra le associazioni ebraiche americane di essere una
collezione di stereotipi contro gli ebrei. Weinstein, che a sua
volta e' di origine ebraica, pubblico' poi un libro, 'Passion of
the Christ' che contestava la trama del film. Nessuna major
americana accetto' comunque all'epoca di 'adottare' la pellicola
che Gibson alla fine distribui' da solo facendolo uscire negli
Usa nel giorno del Mercoledi' delle Ceneri del 2004 e in Italia
per Pasqua. "Quel film creo' una faida tra Gibson e Weinstein",
ha argomentato Mark Werksman, uno dei legali del produttore,
accusando poi l'attore di voler "riabilitare la sua immagine"
presentandosi adesso come un paladino del movimento #MeToo.
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