Dolore, malattie e solitudine sono le
componenti alla base dei numerosi casi di omicidio-suicidio
verificatisi nell'ultimo periodo tra le coppie di anziani. Ad
affermarlo è il presidente dell'associazione italiana di
psicogeriatria (Aip) Marco Trabucchi. "Casi di questo tipo sono
sempre più frequenti e non si tratta di raptus, ma di
problematiche più complesse". ha sottolineato Trabucchi in
occasione del 17/o congresso nazionale Aip in corso a Firenze.
"Queste coppie sono accompagnate dal dolore o dalla solitudine
da molti anni - ha proseguito Trabucchi -, questa espressione di
concreta insoddisfazione di sofferenza reciproca è segno di una
rottura di questo già fragile equilibrio, che può durare molti
anni e lasciare questo male latente". Per questo, "quando la
situazione diventa insostenibile, avviene che uno dei componenti
della coppia, più spesso l'uomo, agisce con un atto violento
fino a uccidere il partner. Poi la sofferenza è così forte da
indurre anche al suicidio". Secondo gli esperti, la causa di
questi gesti violenti da un punto di vista psichico e geriatrico
è legata a fattori contingenti, ma un minimo comune denominatore
è "un sottofondo depressivo e la presenza di malattie
somatiche", come patologie oncologiche o una demenza. "A quel
punto basta poco ha spiegato sempre Trabucchi -, anche solo una
piccola difficoltà della vita quotidiana e il sottile filo della
vita quotidiana si spezza". "Gli anziani vivono abbastanza
scollati dalla realtà che mal sopportano, per questo finiscono
spesso per pensare alla morte" ha aggiunto Diego De Leo,
professore emerito di psichiatria alla Griffith University di
Brisbane (Australia). "In Italia - ha precisato - il fenomeno in
Italia è meno grave che altrove, ma 4 mila suicidi l'anno
costituiscono comunque un dato preoccupante, oltreché una
tragedia immane".
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