"Dopo la pandemia e nonostante il forte impegno espresso dalle Chiese locali, quello del ripiegamento in sé stessa è il vero rischio della Chiesa italiana. La rottura di una routine tutto sommato vissuta come buona normalità ecclesiale rischia di fare perdere alla Cei la spinta di novità e di speranza impressa dall'attuale pontificato e il desiderio di provare, per così dire, 'a rinascere dall'alto'". Lo afferma il direttore de 'Il Regno', Gianfranco Brunelli, in un editoriale sul possibile Sinodo della Chiesa italiana, già più volte fortemente sollecitato da papa Francesco.
"Di fronte allo smarrimento del paese e in un tempo di rapidi cambiamenti, di ridefinizioni radicali di ruoli sociali, di trasformazioni culturali, la Chiesa italiana deve provare a crederci - sprona Brunelli -. La Chiesa italiana ha ancora molte potenzialità culturali e nuove risorse spirituali per affrontare un cammino rischioso, ma necessario. Il dramma che le comunità hanno vissuto con la pandemia ha ridato consapevolezza, presenza e credibilità alle Chiese".
Secondo il direttore della rivista fondata dai Dehoniani, "intraprendere il cammino sinodale è il minore dei rischi possibili e lo strumento più coerente con la 'forma Ecclesiae'". "Lo si può fare - spiega - magari mettendo assieme realtà episcopali sub-regionali, nello stesso tempo più vicine alla gente e maggiormente corrispondenti alle diversità territoriali del paese, ma dotate di risorse umane maggiori di alcune piccole diocesi; lo si può fare aprendo finalmente alla responsabilità dei laici (la questione direttamente non è mai stata affrontata); lo si può fare conferendo responsabilità a una nuova leva episcopale, che proprio nella gestione del processo sinodale può trovare la propria capacità di leadership".
Brunelli sottolinea che "tutto si deciderà nel prossimo maggio, all'Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), la prima in presenza dopo oltre un anno di pandemia di Covid. Lì si decideranno i tempi e le modalità, il quando e il come di un eventuale sinodo nazionale della Chiesa italiana".
"Le indecisioni sono tante ed è sin qui mancata una sintesi - avverte -. Non solo hanno fatto problema il lato organizzativo, i tempi di durata, le modalità celebrative, ma soprattutto il timore che lo strumento sfugga di mano. Il caso tedesco accresce i già forti dubbi che chiamare a raccolta il popolo di Dio e dargli in qualche modo la parola sortisca poi un effetto dibattito su temi verso i quali non si vuole andare".
In Italia, inoltre, "non è mai scaturito neppure un vero e proprio dibattito sulla questione sinodale: né a livello di opinione pubblica ecclesiale, né a livello di esperti". E Il Regno segnala anche "l'altro problema: la difficoltà della Cei di guidare un percorso e proporre una sintesi. Quale Cei? A maggio scadono due dei tre vicepresidenti e tra un anno scade anche il presidente Gualtiero Bassetti. La tentazione di rimandare ancora è forte".
Ma ormai, vista anche l'insistenza del Papa, "è difficile tornare indietro. Qualcosa si dovrà fare". E sullo sfondo ci sono "i dati forniti da un'inchiesta sociologica riservata commissionata dalla Cei" che "descrivono una situazione difficile" per la Chiesa in Italia. Ne ha parlato lo stesso cardinale presidente Gualtiero Bassetti, che ha "definito 'veramente preoccupante' la situazione all'ombra dei campanili. A cominciare dal 'calo delle presenze in chiesa dovute anche a tutte le limitazioni che sono necessarie'. Ma il tema vero - conclude Brunelli - sono i giovani".
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