(di Fausto Gasparroni)
Clamorosa decisione del
Papa sul caso di padre Marko Rupnik, che a suo giudizio va
riaperto e definito tramite un regolare processo all'ex
Sant'Uffizio. Per questo Francesco ha disposto una speciale
deroga alle norme sulla prescrizione: i casi di presunti abusi
psicologici e sessuali su diverse religiose in una comunità di
Lubiana negli anni '90 - di cui era accusato il teologo e
mosaicista di fama mondiale - non sono più prescritti, e
andranno giudicati in un processo canonico.
La svolta dettata dal Papa, su cui in questi mesi sono
piovute critiche per il trattamento 'di favore' concesso all'ex
gesuita sloveno, notoriamente suo amico, vede l'impulso del
cardinale di Boston Sean O'Malley e della Pontificia Commissione
per la Tutela dei Minori. Ma significativa è anche la
concomitanza col Sinodo dei Vescovi sulla sinodalità, che nella
sua lettera al 'popolo di Dio' ha messo chiaramente per iscritto
che la Chiesa "ha il dovere di ascoltare, in spirito di
conversione, coloro che sono stati vittime di abusi commessi da
membri del corpo ecclesiale, e di impegnarsi concretamente e
strutturalmente affinché ciò non accada più". Proprio la
"mancanza di vicinanza" alle diverse vittime che hanno
denunciato gli abusi - che non erano su minori, da qui la
prescrizione - è stata vista dalla Commissione come uno dei vizi
nella gestione della vicenda.
"Nel mese di settembre la Pontificia Commissione per la
Tutela dei Minori ha segnalato al Papa gravi problemi nella
gestione del caso di padre Marko Rupnik e la mancanza di
vicinanza alle vittime. Di conseguenza il Santo Padre ha chiesto
al Dicastero per la Dottrina della Fede di esaminare il caso e
ha deciso di derogare alla prescrizione per consentire lo
svolgimento di un processo", ha fatto sapere oggi con un
comunicato la Sala stampa della Santa Sede. "Il Papa è
fermamente convinto che se c'è una cosa che la Chiesa deve
imparare dal Sinodo è ascoltare con attenzione e compassione
coloro che soffrono, soprattutto coloro che si sentono
emarginati dalla Chiesa", aggiunge la nota.
Negli ultimi giorni, tra l'altro, gli sviluppi del caso, con
Rupnik incardinato nella diocesi slovena di Capodistria,
sgravato da ogni pendenza e titolare "di tutti i diritti e
doveri dei sacerdoti diocesani", oltre ad apparire come un vero
schiaffo in faccia alle vittime, hanno messo in forte imbarazzo
le autorità ecclesiali.
Lo scandalo di cui è al centro l'ex gesuita - oggi 68/enne,
artista presente in prestigiose chiese di ogni continente,
chiamato persino nel 2020 a tenere una predica di Quaresima alla
Curia romana - è esploso nel novembre 2022, quando sono emerse
le passate denunce sui presunti abusi, descritti da una delle
vittime come una "discesa all'inferno". Venuto alla luce anche
il caso di assoluzione del complice contro il sesto
comandamento, per la Chiesa delitto gravissimo, che provocò la
scomunica 'latae sententiae', sebbene questa sia poi stata
rimessa dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il 14 giugno
scorso Rupnik è stato quindi espulso dalla Compagnia di Gesù per
decreto del superiore generale padre Arturo Sosa, per il suo
"rifiuto ostinato" di obbedire alle restrizioni impostegli.
Intanto, dopo una "visita canonica" al Centro Aletti fondato
a Roma da Rupnik, il Vicariato ha emesso il mese scorso un
comunicato in cui, oltre a 'salvare' l'esistenza della
struttura, sembrava riabilitare il fondatore sollevando dubbi
sia sulle procedure adottate sul suo conto sia sulla stessa
"richiesta di scomunica".
E' però intervenuta anche la Pontificia Commissione per la
Tutela dei minori, che ha contattato le vittime note dell'ex
gesuita, chiedendo di incontrarle al fine di esaminare e
studiare il modo in cui sono state trattate dalla Chiesa, in
particolare dai Gesuiti e dal Vaticano. E oggi, pressoché senza
precedenti, la decisione del Papa di far riaprire il processo.
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