La cosca di 'ndrangheta
cosiddetta dei "Gaglianesi", dopo essere stata oggetto in
passato di numerose inchieste che ne aveva provocato di fatto un
forte ridimensionamento, aveva ripreso vigore negli ultimi anni.
É quanto é emerso dall'operazione condotta dai carabinieri del
Comando provinciale di Catanzaro che ha portato all'arresto di
22 persone, 12 delle quali finite in carcere e dieci ai
domiciliari.
"Con l'operazione odierna - ha detto, incontrando i
giornalisti, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro,
Salvatore Curcio - è stata fatta luce su un'associazione
criminale, detta 'dei Gaglianesi', già scompaginata in passato
ma che negli ultimi si era riproposta con forza. Una situazione
sulla quale, grazie agli arresti odierni, si é abbattuta
l'azione repressiva dello Stato. Ma questo non basta perché per
debellare certi fenomeni criminali é indispensabile il
contributo della società civile".
Il procuratore vicario, Vincenzo Capomolla, ha parlato di una
presenza "di carattere predatorio da parte della cosca dei
Gaglianesi, che era riuscita ad imporre un clima di soggezione",
mentre il Procuratore aggiunto, Giancarlo Novelli ha affermato
che il gruppo criminale al centro dell'operazione "si sarebbe
avvalsa anche dell'accondiscendenza e della disponibilità di
persone perbene".
Secondo il comandante provinciale di Catanzaro dei
carabinieri, colonnello Giuseppe Mazzullo, "l'inchiesta che ha
portato agli arresti ha consentito di ricostruire un decennio di
storia criminale al centro della quale c'era un clan nato negli
anni '80 e che è sempre stato legato alle cosche di Cutro e
Isola Capo Rizzuto". Un gruppo criminale, composto da "esponenti
storici della cosca e da nuove leve, accomunati dall'adozione di
metodi violenti nei confronti delle persone vessate, costrette a
pagare tangenti o a rivolgersi a ditte compiacenti per le
forniture alle loro imprese ".
Il comandante del Reparto operativo, tenente colonnello
Giovanni Burgio, ha fatto riferimento all'apporto logistico
fornito dai Gaglianesi in occasione della rapina nel 2016 ai
danni del "caveu" della società "Sicurtransport", fornendo le
auto utilizzate per mettere a segno il "colpo". Nell'inchiesta
sono indagate, complessivamente, 34 persone tra le quali figura
un poliziotto, all'epoca dei fatti in servizio nell'ufficio
intercettazioni della Procura di Catanzaro.
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