(di Luciano Fioramonti)
''Nella materia cerco un dialogo, per
questo non faccio mai bozzetti preparatori. Mi piace fare questa
danza, possiamo chiamarla così, come reagisce e risponde l'
argilla, il materiale più bello di questo mondo, ai miei segni,
alle mie pressioni e alle mie dita''. Matteo Pugliese, scultore
già da tempo apprezzato in Italia e all' estero, si racconta
così all' ANSA accanto alle cinquanta opere di grande
suggestione riunite nella mostra ''Nelle tue mani. Gesto, Arte,
Materia'' che Palazzo Merulana, a Roma, gli dedica dal 29 marzo
al 6 luglio. L' artista milanese ''ritrova'' in questa occasione
la sua prima opera - Gravitas - entrata nel 2017 nella
collezione di Claudio ed Elena Cerasi, creatori della Fondazione
alla quale si deve il bel museo privato. I promotori di
Coopculture, ai quali è affidata la gestione della struttura
espositiva, dicono che ''è l' opera più fotografata e gettonata
sui social'' proprio per il suo forte impatto, l' uomo in bronzo
che affiora dal muro cercando di liberarsi dalla morsa che vuole
risucchiarlo. Fa parte di Extra moenia'', il primo dei quattro
cicli in cui la curatrice Carmen Sabbatini ha articolato il
percorso. Sono proprio quelle figure umane in bronzo e marmo
semisommerse nei muri-prigione la cifra di fascino di Pugliese,
amplificata dalla grande opera che dà il titolo alla mostra, il
profilo a grandezza naturale dell' ultima cena di Leonardo dove
il dialogo è affidato soltanto alle mani degli apostoli e di
Cristo. Altrettanto forti sono i lavori delle altre sezioni -
gli spiriti guerrieri di Custodi, la ceramica lucida e sfarzosa
degli Scarabei come custodi della memoria, fino al legno della
Grande Madre di Pachamama - e quel volto femminile di statua
classica deformato da una parte mancante che esprime la denuncia
della violenza contro le donne. Nel salone al secondo piano,
invece, tra i dipinti della Scuola Romana si staglia il
monumentale uomo in alluminio di ''Una questione di fiducia'',
del 2021. E' un riferimento ''al gioco che facevamo da bambini:
ci si lasciava cadere all' indietro, confidando sull' amico che
ti avrebbe sorretto. Una azione molto semplice che può essere
addirittura impossibile per molti di noi''.
''In corso d' opera l' opera cambia sempre - spiega l'
artista -. Io ho una idea iniziale del mio lavoro ma durante la
lavorazione mi innamoro di un muscolo che si sta formando, un
grumo di creta, ci lavoro intorno e la lascio parlare. Non la
forzo mai, per questo parlo di dialogo e cerco di assecondarla
per vedere che cosa viene fuori. alla fine il risultato è sempre
lontano anni luce dall' idea iniziale''. In questo modo lo
scultore è il primo spettatore dei suoi lavori. ''Non devo
rispettare un progetto fino alla fine, posso cambiarlo. Anche
per questo non riesco a lavorare su commissione. Ho avuto
richieste anche molto prestigiose che mi hanno inorgoglito ma,
per correttezza, ho rifiutato perchè vivo come una costrizione
dover fare lavori che magari potrei portare in un' altra
direzione''. Matteo Pugliese ribadisce che le sue opere nascono
da una sua esigenza, da una necessità personale. ''Il mercato -
riconosce - inevitabilmente altera poi questo sentimento, ma
sono mie confessioni, sfoghi, meditazioni molto sincere e
genuine. la cosa bella è che ho visto persone riflettersi nei
miei lavori che toccano inevitabilmente corde comuni, il
sentirsi imprigionati, la costrizione, il voler lottare, le
aspettative della società o della famiglia individuo che
bloccano l' individuo''. La ricerca artistica di Pugliese segue
nel tempo lo stesso principio. ''Ritengo che anche le altre
sculture parlino da pancia a pancia, senza troppe infrastrutture
o critici che ti dicono se devi pensarne bene o male. Mi piace
che l' emozione o il messaggio arrivi senza troppi filtri o
arzigogoli mentali''.
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