(di Francesco De Filippo)
In un mercato sempre più diviso
tra coloro che acquistano di tutto e a basso costo, i cosiddetti
"raccoglitori", frequentatori di eBay, e i veri collezionisti a
caccia del pezzo unico da comprare anche se a prezzi alti, il
libraio antiquario deve raffinare il mestiere e perfezionarsi
nel saper raccontare una storia. "E' così che ho resistito dieci
anni", spiega Simone Volpato che celebra in questi giorni il
primo decennio della sua libreria Drogheria 28, divenuta in
breve tempo un punto di riferimento per i collezionisti del Nord
Est.
"Il libraio antiquario deve proporre delle storie, il
collezionista le cerca ed è disposto a pagarle per averle".
Qualche esempio? "L'archivio di Anita Pittoni è una storia, così
come anche la biblioteca di Svevo o quella di Carlo
Michelstaedter".
Dottore in ricerca di Scienze bibliografiche e archivistiche,
Volpato setacciando documenti e libri di bancarelle e inseguendo
i libri nel loro peregrinare tra librerie e case private, come
un investigatore è riuscito a ricostruire anche altri piccoli
patrimoni oltre ai tre citati. Lui li definisce "detriti
letterari del Novecento", prodotti a Trieste, con i suoi libri
unici come "Una vita" di Italo Svevo che così omaggia Attilio
Hortis, oppure "Il mio Carso" di Slataper o il "Canzoniere" di
Umberto Saba, o ancora, le lettere di Bobi Bazlen a Saba,
particolarmente ricercate. Tutti beni descritti in "Trieste è un
arcipelago. Libri unici e scontrose carte" (Ronzani editore
Libreria Antiquaria Drogheria 28, 175 pagg., 28 euro) che il
libraio ha pubblicato per il decennale.
"Oggi c'è la ricerca spasmodica del pezzo unico - spiega -
Ogni collezionista è disposto a spendere pur di acquistare un
pezzo unico: che sia per fare investimento, per completare una
propria collezione o soltanto per fare un dispetto a un collega
collezionista soffiandogli un pezzo". Cosa cerca oggi il
collezionista medio? "La letteratura del '900 va tantissimo:
Pasolini, Calvino, Saba. La ricerca è concentrata su
scartafacci, bozze di stampa, manoscritti, bozze corrette prima
della pubblicazione...". Da questo punto di vista Trieste è una
miniera: città di anziani colti e benestanti, fino a pochissimi
anni fa era solito vedere migliaia di libri abbandonati o
svenduti nello smobilitare dimore e cantine.
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