Diversi capi storici della
'famiglia' catanese di Cosa nostra avrebbero dato ordini dal
carcere, in cui erano detenuti, in varie parti d'Italia,
continuando "ininterrottamente a esercitare la loro attività di
indirizzo e controllo delle dinamiche criminali comunicando con
i sodali liberi attraverso dispositivi telefonici che si erano
procurati illecitamente e che detenevano negli istituti
penitenziari". E' quanto emerge dall'inchiesta 'Leonidi bis'
della Dda di Catania contro una frangia della cosca
Santapaola-Ercolano rilevando che questo "dimostrerebbe
l'assoluta permeabilità degli istituti penitenziari alla
ricezione e all'ingresso di dispositivi di comunicazione che
consentirebbero agli affiliati detenuti di mantenere contatti
quotidiani con i sodali liberi, in modo da impartire le loro
direttive".
Tra i boss che entrano nell'inchiesta c'è Salvatore
Battaglia, storico responsabile del gruppo del Villaggio
Sant'Agata, assieme al fratello Santo, e protagonista di una
intensa stagione di sangue negli anni '90, già condannato in via
definitiva per mafia e omicidio, che, secondo l'accusa, "sarebbe
risultato essere punto di riferimento attuale per il sodalizio
criminale, capace di fornire indicazioni ai sodali circa la
gestione delle dinamiche associative, a dispetto del suo status
di detenuto". Battaglia avrebbe ricevuto numerose informazioni
durante la detenzione dagli affiliati "in modo da essere sempre
aggiornato sulle dinamiche in corso e da impartire direttive su
incontri da svolgere con affiliati o soggetti di interesse sulla
gestione dei proventi delle attività illecite di pertinenza del
gruppo del Villaggio Sant'Agata e sui comportamenti, anche
violenti, da tenere alcune situazioni".
Altra "figura di interesse", emersa dalle indagini dei
Carabinieri, secondo la Dda di Catania, sarebbe Salvatore
Gurrieri, esponente della "vecchia generazione" di affiliati:
detenuto in un istituto penitenziario del Nord Italia, assieme
ad altri affiliati, compreso uno dei vertici della cosca,
avrebbe avuto la "possibilità di ricevere e veicolare
direttamente le informazioni tra i sodali liberi e i soggetti
con esso detenuti e pretendere erogazioni di denaro".
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