Tra dark comedy e thriller (evocando Misery non deve morire), arriva nelle sale dal 1 marzo con 01 Distribution, dopo il passaggio fuori concorso a Cannes, Quello che non so di lei, il nuovo film di Roman Polanski, a 5 anni da Venere in pelliccia. Il film è basato sul romanzo Da una storia vera di Delphine de Vigan e ha per protagoniste Eva Green ed Emmanuelle Seigner.
E' il racconto della relazione disturbata, tossica, mescolando i piani di realtà e finzione, tra due personaggi femminili: una scrittrice di romanzi di successo, Delphine (Seigner), e Elle (Green), una scrittrice-ombra, una ghostwriter di personaggi famosi, frustrata dal lavorare sulle vite degli altri, costretta all'impersonalità. Il rapporto inquietante tra le due oscilla tra incubo e attrazione, in un percorso che porterà l'autrice, dopo un drammatico blocco di scrittura, a tirare fuori finalmente un romanzo personale, quasi autobiografico. Qui la clip esclusiva ANSA
Elle è esistita veramente? "Ciascuno spettatore tragga le conclusioni che ritiene", ha detto Polanski a Cannes. "Storia vera o di finzione, chi può affermare con certezza di questi tempi? Viviamo sotto un bombardamento tecnologico di notizie, immagini, suggestioni e siamo affamati di verità, ma è sempre più difficile conoscerla, perché ci sono i sistemi per manipolarla, puoi arrivare a cambiare il destino di una nazione.
Le persone hanno sempre più bisogno di storie vere, ma dove sono più?" ha aggiunto l'84enne regista, dimostrando questo suo pensiero proprio con il film, seguendo il quale lo spettatore resta intrappolato nella sottile trama del verosimile.
Quello che non so di lei, con le musiche di Alexander Desplat, porta la firma di sceneggiatura di Olivier Assayas, "è la nostra prima collaborazione, è stato un onore lavorare per Roman", ha spiegato Assayas, nel raro esercizio di un regista affermato al servizio di un altro regista. "Non volevo inventare nulla, non volevo tradire il romanzo - ha proseguito Polanski - e Olivier è riuscito a condensare le 500 pagine in una sceneggiatura in cui non si è perso nulla. Da ragazzo odiavo i film tratti da romanzi che amavo, scomparivano personaggi, altri nuovi erano inseriti e quindi ora che capitava di nuovo ad un mio film volevo rispettarlo pienamente".
Oltre alla storia raccontata nel libro della Vigan, Polanski ha ammesso di essere stato attratto da altro: "Questo libro mi dava la grande opportunità di esplorare un confronto al femminile, per la prima volta mi misuravo sullo scontro, ambiguo, tra due donne". Delle due donne protagoniste una è la moglie Emmanuelle, "è la mia musa, un'attrice formidabile, sul set abbiamo una relazione assolutamente professionale, è molto facile lavorare con lei. Il guaio viene dopo: io dopo una giornata di duro lavoro quando rientro voglio pensare ad altro che al set cinematografico, distrarmi, lei invece si porta a casa il lavoro, vuole continuare a parlarne, si sa come sono le donne!". L'altra è Eva Green, "femminile e seducente. Sono stato felice che abbia accettato di lavorare per me", ha concluso parlando dell'attrice lanciata da Bernardo Bertolucci con The Dreamers e ora protagonista di una carriera internazionale.
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