(di Francesco Carbone)
Basta con le sanatorie fiscali che
portano a iniquità. E' il monito arrivato dalla Corte dei Conti
durante il giudizio di parificazione sui conti dello Stato 2022.
Un monito che però arriva proprio mentre la Lega annuncia di
essere al lavoro su "una pace fiscale giusta e definitiva". Il
giudizio della Corte sui conti 2022 registra intanto un ok ma
con alcune eccezioni. Il rendiconto generale dello Stato per il
2022 è "regolare". Meno regolari alcune "discordanze" limitate
sulle entrate, la riscossione in conto residui pari a zero e
alcune somme rimaste da versare e, sul fronte della spesa,
alcuni capitoli non accertati.
Insomma il giudizio complessivo sulla gestione dato dalla
magistratura contabile è positivo per l'anno passato, grazie
anche alla "prudenza" dimostrata dal governo e ad un controllo
"severo" sulla spesa svolto dallo Stato. Anche se restano
criticità: le sanatorie fiscali oppure i ritardi di pagamento
delle pubbliche amministrazioni.
La Corte difende intanto il proprio ruolo di "controllore"
pubblico al servizio di governo e Parlamento, ma soprattutto dei
cittadini, in un rapporto dialettico che si è però complicato di
recente dopo le polemiche sul controllo concomitante sul Pnrr.
"Si manifesta con particolare intensità, nel delicato circuito
democratico, il ruolo di garanzia della magistratura contabile a
salvaguardia dei principi costituzionali che presidiano la sana
gestione finanziaria", esordisce infatti il presidente della
Corte dei Conti, Guido Carlino. E anche il procuratore generale
presso la Corte dei Conti, Angelo Canale, rimarca nella
requisitoria: "Il controllore non opera per sé, ma
esclusivamente nell'interesse pubblico".
Ristabiliti i ruoli Carlino fornisce un quadro positivo ma
senza nascondere le preoccupazioni per il futuro: "nell'ultimo
biennio, l'economia italiana ha dimostrato capacità di
resistenza ai ripetuti shock che hanno contrassegnato lo
scenario nazionale e internazionale. I risultati ottenuti
costituiscono una solida base per la ripartenza". Questo anche
se "il differenziale di sviluppo dell'Italia rispetto alla media
dell'area dell'euro tornerebbe ampiamente negativo", aggiunge il
presidente di coordinamento delle sezioni riunite, Enrico
Flaccadoro.
La Corte dei Conti sottolinea la "necessità di abbandonare
definitivamente il ricorso a provvedimenti che offrono, per le
difficoltà del recupero (e per esigenze di bilancio), la
definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo e che, oltre
ad incidere negativamente in termini equitativi e sul contributo
di ciascuno al finanziamento dei servizi pubblici, rischiano di
comportare ulteriori iniquità". Sulla rivoluzione del Pnrr nella
P.a: "La soluzione dei problemi relativi alla qualità delle
risorse umane della Pubblica amministrazione non può essere
affidata solo ad un ricambio generazionale: le amministrazioni
dovranno mettere in atto un forte intervento di riqualificazione
del proprio personale mediante una intensa attività di
formazione che punti a colmare quelle aree di competenza fino ad
oggi trascurate", sottolinea il presidente di coordinamento
delle sezioni riunite della Corte dei Conti, Carlo Chiappinelli.
Infine il codice appalti. Secondo la magistratura contabile
l'ultimo decreto legislativo va bene: "trattandosi di un settore
di importanza strategica, anche come forma di intervento sul
mercato, - spiega Chiappinelli - è stato costantemente
interessato da un intenso fermento normativo che ha portato,
negli ultimi sedici anni, a tre codificazioni", ultima il
decrero legislativo del 31 marzo. "E' fondamentale disporre di
un quadro regolatorio semplice e dinamico, sia per ciò che
riguarda le procedure di affidamento, sia per quanto attiene
alle fasi di pianificazione".
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