Col passare dei giorni si
delinea con maggiore chiarezza la gravità dell'emergenza causata
nella provincia di Esmeraldas in Ecuador dalla rottura il 13
marzo scorso di un tratto dell'oleodotto Sote, che trasferisce
il petrolio dall'Amazzonia ecuadoriana verso la costa
sull'Oceano Pacifico. I media locali sostengono che
l'inquinamento riguarda una vasta zona dove vivono almeno
500.000 persone e per questo, scrive il quotidiano El Universo
di Guayaquil, il governo ha dichiarato prima una grave emergenza
ambientale e poi ha formalizzato lo stato di forza maggiore
attraverso cui la compagnia statale Petroecuador potrà
sospendere per alcune settimane, e per un periodo massimo di 60
giorni, le forniture di greggio ai clienti stranieri senza
incorrere a penalità contrattuali. La ministra dell'Energia e
delle Miniere, Inés Manzano, indica da parte sua la tv Ecuavisa,
'ha visitato la zona e mostrato in un video la vasta
contaminazione frutto del danneggiamento causato da una frana al
Sote'. In sintesi, riporta l'emittente, 'la rottura della
tubatura ha prodotto una fuoriuscita di petrolio che ha percorso
82 chilometri attraverso cinque fiumi nei cantoni di Esmeraldas,
Río Verde, Atacames e Quinindé, contaminando l'acqua e colpendo
migliaia di residenti, danneggiando l'attività agricola
regionale, con gravi pregiudizi alla flora e alla fauna locali'.
Di fronte alle immagini della deportazione dagli Stati Uniti in
El Salvador di circa 250 persone accusate di essere membri della
banda criminale Tren de Aragua, i media del Venezuela segnalano
prese di posizione critiche sull'operazione sia dell'opposizione
sia del governo. Il quotidiano oppositore El Nacional riporta
che '(María Corina) Machado e (Edmundo) González chiedono di
evitare una ingiusta criminalizzazione dei migranti venezuelani'
e aggiunge che 'in una dichiarazione congiunta hanno esortato le
autorità competenti dei Paesi di tutto il mondo a esercitare
estrema cautela nell'amministrazione della giustizia. E 'a
distinguere tra i criminali impiegati dal regime (del presidente
Nicolás) Maduro per commettere crimini all'estero e la
stragrande maggioranza dei migranti innocenti'. Il quotidiano
filo-governativo Ultimas Noticias apre la sua edizione odierna
con una presa di posizione di Maduro: 'Non ci fermeremo finché i
venezuelani rapiti e mandati in prigione in El Salvador, privati
dei più elementari diritti e sottoposti a violenza senza un
giusto processo né il diritto alla difesa, non torneranno nella
loro patria'.
Immerso in una grave crisi per la scarsezza di combustibile, che
agita il quadro sociale, e di carenza di dollari per poter
pagare una maggiore importazione di carburante dall'estero, il
governo della Bolivia ha rivolto un appello alle forze politiche
e sociali, ripreso da tutti i media boliviani, per una riunione
oggi mirante a 'mantenere la stabilità e la democrazia' nel
Paese. In una conferenza stampa, riporta il quotidiano La Razón,
la ministra della presidenza, María Nela Prada, ha spiegato che
'abbiamo deciso di convocare un incontro per la stabilità e la
democrazia nel nostro Paese in vista delle elezioni generali del
17 'agosto 2025. Alla riunione, riferisce da parte sua El
Deber, 'sono stati invitati il presidente Luis Arce, il
vicepresidente David Choquehuanca e i presidenti del Tribunale
supremo elettorale (Tse), del Senato e della Camera dei
Deputati', nonché 'i dirigenti dei partiti politici
rappresentati nell'Assemblea legislativa'. Obiettivo
dell'incontro, ha puntualizzato Prada, 'è garantire le
condizioni politiche e materiali affinché la democrazia non
venga minacciata e il calendario elettorale interrotto'. Questo
obiettivo, ha concluso la ministra, 'mira a garantire le
condizioni affinché il mandato di Arce possa concludersi e il
prossimo governo possa iniziare senza forti tensioni, 'fornendo
sicurezza e certezza al popolo boliviano'.
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