Le catene prima di tutto, poi gli attrezzi per lavorare nei campi e nelle cave, le piastre per i collari su cui scrivere 'schiavo', gli affreschi e i mosaici antichi con la raffigurazione del lavoro quotidiano. I bracciali, le collane e gli anelli delle schiave sessuali, le statue degli attori reietti dalla società, le scene di duello tra gladiatori fino alle immagini dei liberti, i più fortunati, quelli finalmente affrancati dal padrone. E mentre voci e suoni raccontano storie antiche che ancora nel mondo attuale sembrano non avere fine, a scuotere occhi e coscienze ci pensano le fotografie degli schiavi di oggi, uomini, donne e bambini ancora in catene, ancora sfruttati. È un viaggio immersivo ed emozionante nel più grande sistema schiavistico della Storia la mostra 'Spartaco. Schiavi e padroni a Roma', allestita al Museo dell'Ara Pacis dal 31 marzo al 17 settembre, e realizzata da un team di archeologi, scenografi, registi e architetti, con la curatela scientifica di Claudio Parise Presicce, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo e la regia visiva e sonora di Roberto Andò. Il racconto prende le mosse dall'ultima grande rivolta (che sancì l'ineluttabilità della schiavitù a Roma) guidata tra il 73 e il 71 d.C. da Spartaco, celebre gladiatore morto in battaglia come un generale, ma il cui corpo (né il volto) la Storia ha mai restituito ai posteri.
Circa 250 reperti archeologici, affiancati da una selezione di 10 fotografie e da affascinanti installazioni audio e video, compongono un percorso espositivo di 11 sezioni, nelle quali si affronta il complesso sistema schiavistico della Roma antica, così necessario allo sviluppo sociale, economico e politico dell'impero, tanto che stime recenti hanno calcolato la presenza tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui. Dal mercato degli schiavi agli schiavi occupati nelle case, nei campi e nelle miniere, dallo sfruttamento sessuale delle donne ai vari mestieri (alcuni anche stimati come la professione medica) fino ai bambini costretti in schiavitù e alla tanto agognata 'manomissio', l'unica occasione offerta dal diritto romano agli schiavi per poter tornare in libertà, la mostra offre al pubblico un insieme di reperti e suggestioni che partono dal passato per parlare al presente.
Interessante è a questo proposito il contributo fornito al termine del percorso dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell'eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù, che con il linguaggio della fotografia ci ricorda che oggi nel mondo gli schiavi sono ancora circa 21 milioni.
"Questa mostra rivela il futuro dell'antico, un nuovo modo di leggere le testimonianze archeologiche rendendo comprensibile l'habitat romano in cui il sistema schiavistico si è sviluppato", ha detto oggi Claudio Parise Presicce, ricordando che "gli schiavi erano essenziali a Roma, ma erano merce deperibile, pertanto erano necessarie nuove conquiste territoriali per accaparrarsi riserve di esseri umani. E questo ci riporta all'attualità, con milioni di persone ancora ridotte in schiavitù". "Il profitto illecito della schiavitù è di 150 miliardi di dollari all'anno", ha spiegato Houtan Homayounpour, Project manager di ILO, "bisogna risvegliare le coscienze.
Abbiamo creato un protocollo nel 2014 per arginare la schiavitù, ratificato fino a ora da 12 Paesi. E anche l'Italia lo firmerà entro l'anno".
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