GIORGIO DI BERNARDO, SUI FIUMI DI
BABILONIA (Armando editore, pag. 324, Euro 25) Giorgio Di
Bernardo è un noto giornalista scientifico, apprezzato per la
sua divulgazione nel settore aerospaziale; con questo suo nuovo
libro ci porta in terra, anzi in Terra Santa. E lo fa
rispolverando le sue competenze giovanili: una laurea in Vicino
Oriente antico, un master in Scienza della religione, con tanto
di insegnamento di Storia delle regioni della Bibbia alla
Pontificia Università Lateranense. Il libro vuole divulgare e
rendere comprensibile ad un pubblico ampio ma colto e curioso, i
metodi scientifici - in gergo storico-critici - con cui da
decenni gli specialisti affrontano lo studio della Bibbia.
Già il titolo ci porta su questo terreno: la Bibbia, fu
infatti scritta - o almeno si iniziò a scriverla - durante
l'esilio del popolo ebraico a Babilonia, in un contesto di
grande scambio culturale. Ebbene, lo studio delle religioni
comparate, della linguistica, dell'archeologia, ci apre le porte
alla comprensione dei diversi libri della Bibbia, oltre la
lettera dei testi, che altrimenti nasconderebbero gran parte del
proprio messaggio, e che comunque non vanno presi alla lettera.
Sapere, per esempio, che i fenici (popolo molto vicino agli
ebrei) avevano la stessa parola per dire "mare" e "male", cambia
completamente la nostra chiave di lettura dei testi biblici dove
è presente la parola "mare". Quindi, per esempio, la storia (o
meglio, mito) di Mosè che attraversa il mare allude all'uomo che
attraversa il male: Dio che guida l'uomo attraverso le
esperienze dolorose, anche attraverso il male che incontra nella
vita e lo porta fino all'altra sponda. Questo consente di
rileggere correttamente molti brani del Vangelo: dove Gesù
cammina sull'acqua, significa che domina il male; quando Gesù
tira fuori Pietro dall'acqua lo tira fuori dal male, quando dà
la missione agli apostoli "vi farò, pescatori di uomini" vuol
dire che Cristo invita i suoi discepoli a tirar fuori gli uomini
dal male, a pescarli dal male.
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