I La Crus avevano salutato tutti, una fredda sera di dicembre nel 2008, durante un concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Il live era intitolato 'A Milano non fa freddo' e l'ultimo concerto insieme, dopo quindici anni di musica condivisa, di Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti e Alessandro Cremonesi, aveva scaldato cuori e anime. A quindici anni di distanza da quella sera i La Crus hanno deciso di tornare, per riprendere il viaggio ma in veste contemporanea. Niente nostalgia. Il nome del gruppo è uno di quelli che spicca tra i suoni più iconici e influenti della scena indipendente e alternativa italiana degli anni a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, insieme ad Afterhours e ad una manciata di altre coraggiose band con il vizio del rock ma anche della musica d'autore. Creatività, cuore e sudore. Tutto comincia da una nuova versione di 'Io Confesso', il brano che i La Crus portarono anche al Festival di Sanremo nel 2011, questa volta insieme a Carmen Consoli. "Di quel brano - ha raccontato Giovanardi - esiste una versione con Carmen fatta nel luglio 2010, poi mai pubblicata. Quando abbiamo deciso di rifarlo, ma in una versione completamente nuova, per me è stato naturale chiamarla". La band è al lavoro su un album nuovo che arriverà nel 2024, dopo la pubblicazione di un altro singolo. "Il patto tra di noi - ha detto ancora la voce dei La Crus - era quello di affidare le nostre canzoni a Matteo (Cantaluppi) in modo che lui lavorasse ad una chiave musicale attuale. Oltre alla collaborazione con Carmen ci saranno anche altre sorprese". Da quel concerto freddo-caldo milanese, l'idea di riprendere la strada insieme non si era più concretizzata, ciascuno alle prese con i suoi impegni artistici, salvo alcuni sporadici contatti come nel 2019, per una tournée con Giovanardi e Malfatti. "La storia dei La Crus è così bella e importante per finire in un progetto che non abbia un fondamento - ha detto ancora la voce del gruppo - e proprio per questo l'idea era di ricominciare ma solo se le nuove canzoni a cui stiamo lavorando potevano dare un senso al nostro ritorno. Così è stato e ne siamo felici. E uno dei nostri due album più belli". Il 'bello' come obiettivo unico del progetto e la sola aspettativa di tornare a scaldare e a scaldarsi tra melodie, voci e un'operazione che rifugga la nostalgia e abbracci la forma canzone, al modo de La Crus. "Non c'è niente pensato a tavolino - ha detto sempre Giovanardi - perché tutti e tre teniamo troppo alle nostre cose per uscire dalla nostra reale dimensione. Siamo sempre stati un 'progetto' più che una band, per muoverci in tutte quelle direzioni dove la creatività chiama". Come assaggio di quello che arriverà nel 2024, un live. Il concerto è quello organizzato per il 25 novembre a Reggio Emilia, al Teatro Ariosto, nel corso di una serata condivisa con Paolo Benvegnù.
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