(di Elisabetta Stefanelli)
PAOLO COGNETTI, 'L'ANTONIA. Poesie,
lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da
Paolo Cognetti'. (Ponte alle grazie, pag. 234, euro 16,00).
E' prima di tutto l'omaggio appassionato di uno scrittore ad
una poetessa che come lui ha ha amato profondamente la montagna
il bel libro che Paolo Cognetti dedica ad Antonia Pozzi. E'
infatti sostanzialmente una biografia che ripercorre le stagioni
della breve vita dell'artista morta suicida ad appena 26 anni.
Ma Antonia è come se parlasse in prima persona attraverso una
lettura attenta delle sue lettere e dei suoi versi, mentre il
libro si trasforma contemporaneamente in un saggio di critica
letteraria che scava a fondo nell'anima di una scrittrice che ha
iniziato a comporre versi alla giovane età di 17 anni e che non
ha mai pubblicato nulla in vita. Una vita stroncata insomma da
molti punti di vista, mai riconosciuto il suo valore letterario
e, pagina dopo pagina, si scopre mai riconosciuto il suo valore
come persona. Eppure L'Antonia era veramente una donna speciale,
forse troppo per il suo tempo ci fa capire Congnetti con la
giusta discrezione, troppo per una donna negli anni in cui è
vissuta, troppo speciale. Nata il 13 febbraio del 1912 da una
ricca e potente famiglia milanese, Antonia riceve un'educazione
che la porta su vette inesplorate per una donna del tempo.
Viaggia, studia, assapora una libertà quasi surreale negli anni
in cui l'Europa sprofonda verso la seconda guerra mondiale che
lei non vedrà mai. Con un padre arrampicatore sociale che
aderisce al fascismo e diventa persino podestà, lei è capace di
uno sguardo sul mondo che non la lascia insensibile al male
sociale a quella politica che pure non entra mai neppure
tangenzialmente nelle sue lettere, forse per paura. E' rapita da
amori impossibili, che per primi la portano a trasferire su
carta i suoi sentimenti. L'amore a 17 anni per il
professore-mentore con cui condivide la passione per la
letteratura e poco altro. Lui Antonio Maria Cervi, ha più di 35
anni, è sardo ma vive a Roma, e il padre non accetta neanche
lontanamente questo rapporto che sicuramente non è adatto ad una
giovane del suo rango. ''E poi - se accadrà ch'io me ne vada - /
resterà qualchecosa/ di me/ nel mio mondo- / resterà un'esile
scia di silenzio/ in mezzo alle voci-/ un tenue fiato di bianco/
in cuore all'azzurro-''. L'amore per la montagna, soggetto dei
suoi versi e anche delle sue bellissime fotografie che spesso
sono l'immagine speculare delle parole scritte. Montagna che
vive veramente quando riesce ad affrontarla in tenda, nelle
arrampicate con alcuni maestri di primo piano come Emilio Comici
e non nei ricchi alberghi che si può permettere ma le sono
estranei. Montagne da vivere, da conquistare, con un senso di
libertà assoluta: dal Pasturo con la casa voluta dal padre dove
dal suo studio vede la Grigna, alle Dolomiti, al Cervino.
L'amore per i viaggi, e l'Inghilterra dove risiederà a lungo
felice come forse mai nel resto della vita. Il suo sogno
incompiuto si infrange forse proprio nel momento in cui conosce
persone del suo livello, quando all'Università si laurea in
estetica con Antonio Banfi ed ha come compagni di corso Vittorio
Sereni e Remo Cantoni. E' qui che il suo sogno si infrange sul
suo essere donna come un macigno e nelle lettere ripeterà sempre
di più una frase drammatica sulla sua incapacità di essere ''una
vera donna''. Non le sarà d'aiuto l'amore per un personaggio di
indubbio spessore come Dino Formaggio, troppo giovane troppo
preso da obiettivi che non prevedono la difficoltà di affrontare
un matrimonio con la figlia di un podestà negli anni - siamo nel
1938 - in cui tutto precipita. E Antonia deciderà che l'unico
modo di essere libera forse è quello di ingoiare una grande
quantità di barbiturici, da sola, in un fosso. Ci rimangono le
sue poesie, di straziante quanto semplice bellezza che, almeno
postuma, le hanno dato la fama di poetessa tra le maggiori del
secolo scorso.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA