Comparto auto ancora sotto pressione
alla Borsa di Tokyo, con i titoli dei principali costruttori
nipponici, da Toyota, Honda e Nissan, che perdono quasi il 3%,
contribuendo alla brusca virata in negativo dell'indice di
riferimento Nikkei, in anticipazione dell'entrata in vigore dei
dazi americani del 25% sulle importazioni di auto negli Stati
Uniti. Nel fine settimana la stampa giapponese ha evidenziato
come il governo di Tokyo abbia incaricato i ministeri
dell'Economia e del Commercio, dei Trasporti e dell'Agricoltura,
di esaminare un allentamento delle barriere tariffarie, inclusi
gli standard di sicurezza per i prodotti industriali, per
facilitare un aumento delle importazioni di prodotti
statunitensi. Una dinamica che porterebbe alla riduzione del
deficit commerciale degli Stati Uniti con il Giappone,
convincendo l'amministrazione Trump a valutare un'esclusione del
Paese dai nuovi dazi su automobili, oltre che al vastissimo
mercato dell'indotto. I funzionari del governo erano ben
consapevoli che le tariffe sarebbero state imposte al Paese
alleato, racconta in un articolo l'Asahi Shimbun, ma ciò che ha
lasciato perplessi molti è che, a differenza del suo primo
mandato, Trump non ha specificato cosa il Giappone avrebbe
dovuto fare per evitarle. Diverse le reazioni dei principali
produttori di veicoli del Sol Levante. Un portavoce della Toyota
ha dichiarato che si cercherà innanzitutto di tagliare i costi,
piuttosto che trasferire la maggiorazione dei dazi ai
consumatori attraverso un aumento dei prezzi. Mazda, con ogni
probabilità, sarà l'azienda più colpita, dicono gli osservatori:
nel 2024 ha venduto circa 420.000 auto sul mercato Usa, ma solo
il 20% è stato prodotto negli Stati Uniti. Un'opzione potrebbe
essere quella di aumentare la produzione nello stabilimento
nello stato dell'Alabama che gestisce insieme a Toyota. Secondo
gli analisti, se venisse imposta la tariffa del 25% sui veicoli,
il danno per l'economia giapponese sarà considerevole. Il
prodotto interno lordo vedrebbe una contrazione dello 0,2%,
portando a una riduzione della produzione e un ridimensionamento
dei posti di lavoro in Giappone nel comparto automotive, che
occupa attualmente 5,5 milioni di persone. Dei 21.000 miliardi
di yen (circa 130 miliardi di euro) esportati dal Giappone negli
Stati Uniti lo scorso anno, circa 6.000 miliardi di yen, quasi
il 30%, provenivano dalle automobili.
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