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Saracco, Torino deve superare fragilità, serve gioco squadra

Saracco, Torino deve superare fragilità, serve gioco squadra

Inaugurazione in presenza dell'anno accademico del Politecnico

TORINO, 17 novembre 2021, 13:26

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"La Torino dell'ultimo decennio è stata in prevalenza fragile, con esempi di resilienza tra le aziende e nei settori della cultura e del turismo, ma oggi ci viene richiesto di fare un passo ulteriore, di diventare antifragili, cioè di riuscire non solo a non spezzarci dopo una crisi, ma a uscirne modificati, facendo tesoro del cambiamento".
    Lo ha affermato il rettore Guido Saracco, all'Inaugurazione dell'Anno Accademico 2021/2022 del Politecnico di Torino, di nuovo in presenza.
    "La strada per l'antifragilità è difficile ma la abbiamo già intrapresa. Il riconoscimento di Torino quale area di crisi industriale complessa ha portato due anni fa i principali attori sociali - associazioni imprenditoriali, sindacati, università, fondazioni ed enti governativi - a unirsi in un progetto di sviluppo condiviso. Eravamo consapevoli di dover cambiare come singole istituzioni e dover promuovere gioco di squadra e comunione di intenti. È la cosiddetta coopetizione: una alleanza di ecosistema per essere più efficaci, sostenibili e competitivi", ha spiegato Saracco. "I principali attori sociali dovranno coordinarsi in modo permanente per condividerne in modo armonico la progettualità, perché nessuna opportunità venga persa e la politica possa prendere decisioni consapevoli e informate".
    Dopo gli interventi del direttore generale del Politecnico Vincenzo Tedesco e della rappresentante degli studenti Laura Armando, sono intervenuti il professor Alessandro Vespignani della Northeastern Universty di Boston e il Capo di Gabinetto del ministro per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale Stefano Firpo. Vespignani ha tenuto una Lectio magistralis dal titolo: "La sottile linea rossa: scienza e ricerca ai tempi del Covid-19". "L'errore più tragico che possiamo commettere è quello di affrettarci a tornare alla 'normalità'' cancellando questi due anni, nel corso dei quali la scienza e il mondo della ricerca sono diventati oggetto di dubbio, di incredulità, e in molte occasioni identificati con il male". Invece, "la ricerca in qualunque forma e declinazione deve essere in primo piano tutti i giorni. Non possiamo ricordarci del bisogno di scienza solo quando abbiamo una emergenza".
   

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