"Noi abbiamo in casa la televisione a colori a 99 canali". Questa frase detta, con smisurato orgoglio, da una signora nella Treviso fine anni Settanta, getta nel più grande imbarazzo Anna (Maya Sansa) che la tv ce l'ha, ma solo in bianco e nero. Appena inurbata in città, con marito e figlio, non è però una donna che si perde in un bicchier d'acqua e replica subito alla signora incontrata davanti al banco del macellaio: "Non l'abbiamo comprata perché dicono che la tv a colori faccia male alla vista".
Questa solo una scena de Le mie ragazze di carta di Luca Licini che racconta molto del film che ha, tra i suoi meriti, quello di portare in vita un'epoca, non molto lontana, dove queste cose pesavano più di quanto oggi si possa immaginare.
Prodotto da Pepito Produzioni, 302 Original Content con Rai Cinema, in sala dal 13 luglio con Adler Entertainment, Le mie ragazze di carta racconta in commedia la storia della famiglia Bottacin, composta appunto dalla casalinga Anna, il marito Primo (Andrea Pennacchi), uomo semplice e orgoglioso di essere diventato postino, e dal loro figlio Tiberio (Alvise Marascalchi) alle prese con l'adolescenza, tra primi amori e partite di rugby con allenatore Don Marcello (Neri Marcorè).
Siamo nel Trevigiano del boom economico, un periodo di grandi trasformazioni sociali, qui la famiglia Bottacin impara a vivere in città, tra cinema a luci rosse, incontri con una gentile trans (Cristiano Caccamo) e appunto i turbamenti d'amore di Tiberio per la pornostar Milly d'Italia (Raffaella Di Caprio).
"Credo che il passaggio dalla pubertà alla pre-adolescenza, capire che nel mondo non ci sono solo pallone da calcio e soldatini, iniziare a vedere le compagne di classe sotto una luce molto diversa, svegliarsi con delle strane sensazioni sotto le coperte, insomma perdere l'innocenza, sia per noi maschietti un periodo memorabile, e si lega a delle sensazioni fortissime che allo stesso tempo, nel ricordo, si trasformano in tenere e poetiche", dice il regista nelle sue note.
E ancora Lucini: "In un paese cattolico come il nostro, nei primi anni '80, nella laboriosa provincia del nord italiano, la storia della perdita di innocenza ed ingenuità dei nostri protagonisti si mescola quasi in simbiosi con i tratti di un Paese intero che allo stesso modo non sarà più lo stesso, una perdita di innocenza diversa, ma forse anch'essa inevitabile.
Tiberio che si innamora - continua il regista - con sana innocenza e con vero slancio romantico della pornostar è un omaggio ai sentimenti puri, all'incanto, alla passione per la vita e forse anche all'amore per il cinema".
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