Non una semplice versione danzata
dell'Evgenij Onegin di Aleksandr Puškin ma un balletto che nella
gestualità del suo linguaggio comunica spontaneità e tratteggia
la psicologia, le emozioni e i sentimenti dei personaggi. Questo
è Onegin secondo il coreografo John Cranko, che il 3 aprile
torna all'Opera di Roma dopo 30 anni con due star della danza,
Nicoletta Manni e Friedemann Vogel per la prima volta insieme
nei ruoli dei protagonisti Tatiana e Onegin. E' il racconto di
un grande amore impossibile, quel tipo di amore che spesso anima
la musica di Caikovskij ma dell' opera del compositore russo non
è stata usata nemmeno una nota. La partitura di Kurt-Heinz
Stolze, eseguita dall' Orchestra del Teatro dell' Opera diretta
da Philip Ellis, è una colonna sonora per narrare la vicenda con
i brani scelti da altre composizioni del musicista,
accompagnamento ideale alle istantanee psicologiche dello 'stile
Cranko'. Dopo la prima del 3 aprile, sono previste repliche il
4, 5 (alle 15 e alle 20), 6, 8 e mercoledì 9 aprile con
alternanza nei ruoli principali con gli artisti della compagnia
capitolina diretta da Eleonora Abbagnato: l'étoile Rebecca
Bianchi con il primo ballerino Claudio Cocino, la prima
ballerina Federica Maine con il solista Giacomo Castellana. Nei
ruoli di Olga e Lenskij, le étoiles Susanna Salvi e Alessio
Rezza, le soliste Flavia Stocchi e Marta Marigliani con Simone
Agrò, Eugenia Brezzi con Mattia Tortora. L'allestimento del De
Nationale Opera di Amsterdam vede le scene e i costumi di
Elisabeth Dalton e le luci di Steen Bjarke. Figura centrale del
balletto europeo novecentesco, sudafricano (1927-1973) di
famiglia israeliana, John Cranko è maturato all'ombra del Royal
Ballet con Ashton, de Valois, Helpman e Tudor, fino alla
decisione di spostarsi in Germania, allo Stuttgart Ballet
(1961), che diresse fino alla sua morte. Qui è stato autore del
cosiddetto "miracolo di Stoccarda" che ha portato la compagnia
dalla provincia, all'attenzione internazionale.
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