BRUXELLES - Dalla difesa alla resilienza idrica, dagli alloggi alla transizione e la competitività: la politica di Coesione Ue cambia le sue priorità adattandola a un mondo che è cambiato improvvisamente. Sia chiaro, non c'è nessun obbligo di invertire la rotta sui piani di spesa già avviati ma, dalla Commissione, giunge un chiaro invito ai governi a reindirizzare parte parte dei fondi verso le nuove cinque priorità di investimento. È questa la principale novità della revisione di medio termine presentata dal vice presidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto.
Una riforma importante, perché riguarda un tesoretto da 392 miliardi fino al 2027. Fondi che l'esecutivo Ue vuole adattare al nuovo "contesto economico, ambientale e geopolitico" e garantendo una maggiore flessibilità sulla gestione. C'è un punto, particolarmente delicato, che è stato sottolineato da Fitto: "La volontarietà" della rimodulazione dei fondi: la questione dell'intersecazione tra il RearmEu e la Coesione, infatti, è destinata ad animare gli animi all'Eurocamera e le capitali, divisi in particolare sull'uso dei fondi strutturali per aumentare la capacità di difesa e le infrastrutture a uso duale, sia civile che militare.
"Spetta agli Stati membri e alle regioni decidere di cogliere l'opportunità di adattare i programmi in base alle esigenze dei territori", ha assicurato da Strasburgo Fitto, delineando la strategia dell'esecutivo. "Nulla a che fare con l'acquisto di armi", ha poi puntualizzato, cercando di spegnere sul nascere le polemiche. Per incentivare un cambio di passo nella spesa che ritiene strategico, il collegio di Ursula von der Leyen mette sul piatto migliori condizioni di finanziamento e più flessibilità nella spesa: sui progetti legati alle cinque priorità-faro i governi potranno richiedere nel 2026 un pre-finanziamento del 30% e un co-finanziamento di fondi Ue pari al 100%.
Non solo: gli Stati che sceglieranno di dirottare almeno il 15% del programma complessivo verso queste priorità avranno un anno in più di tempo (fino al 2030) per spendere le risorse e un pre-finanziamento aggiuntivo del 5%. Difficile a oggi quantificare le risorse 'dirottate' di cui si parlerà: circa il 40% dei finanziamenti dell'attuale esercizio è stato già allocato e, quanto ai pre-finziamenti, Bruxelles stima a grandi linee un tesoretto aggiuntivo da versare nel 2026 per 16,1 miliardi di euro, con un impatto netto sul bilancio del prossimo anno di 3,6 miliardi di euro se si tiene conto delle previsioni di pagamento e degli slittamenti di esecuzione dei progetti.
Accordata inoltre ai governi la possibilità di indicare "entro giugno" i progetti del Pnrr che "rischiano di non essere completati entro la scadenza di agosto 2026" e che potrebbero "spostati" e finanziati attraverso la Coesione. L'Ue punta a chiudere la riprogrammazione delle risorse entro fine 2025, avviando i programmi modificati dal 2026. Ma incassare il sì di governi ed eurodeputati non sarà così facile. "Le nuove priorità come la difesa non devono andare a scapito delle regioni più povere", ha avvertito il gruppo dei Socialisti. Critiche arrivano dal M5s, che promette opposizione a "questa vergognosa picconata al Sud Italia che ha la firma di Fitto". La proposta è ritenuta invece equilibrata da chi a Bruxelles rappresenta la voce di regioni e territori, a cui viene garantita la gestione della spesa in collaborazione ai governi. Fitto "ha ascoltato i leader locali e regionali", ha osservato, infatti, la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA