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A Real Pain, due cugini ebrei alle prese con la memoria

A Real Pain, due cugini ebrei alle prese con la memoria

In sala film con Eisenberg e Culkin candidato a due Oscar

ROMA, 24 febbraio 2025, 21:53

di Francesco Gallo

ANSACheck
- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sono due cugini ebrei che più diversi non potrebbero essere David (Jesse Eisenberg) e Benji (Kieran Culkin) i protagonisti di 'A Real Pain' di Jesse Eisenberg, nelle sale italiane dal 27 febbraio distribuito da The Walt Disney Company Italia.
    Il film Searchlight Pictures, già premiato al Sundance, e candidato a due Oscar (miglior sceneggiatura e attore non protagonista, Kulkin) racconta un viaggio dentro la storia, la memoria di questi due cugini ebrei quarantenni che partono da New York verso la Polonia in un 'tour del dolore' nei luoghi della persecuzione, dai ghetti ai campi di concentramento.
    David, affidabile e concreto, e Benji esattamente il suo opposto, affascinante, imprevedibile quanto depresso, sono così in viaggio verso la Polonia insieme a un piccolo manipolo di ebrei che vogliono capire qualcosa di più del loro passato. Ora durante il viaggio, che prevede la visita al ghetto di Varsavia e al cimitero ebraico per poi arrivare fino al campo di concentramento di Majdanek vicino Lublino, il rapporto tra i due cugini rivela la complessità del loro passato e anche la difficoltà di una generazione di entrare davvero nell'orrore di quello che è accaduto.
    Una buddy comedy, questa 'A Real Pain', ispirata non a caso a un viaggio in Polonia fatto da Eisenberg con la sua attuale moglie Anna Strout, in cui il regista e sceneggiatore ebbe "una strana intuizione' quando arrivò nella piccola casa nel villaggio di Kranystaw, dove sua zia Doris aveva vissuto prima dell'Olocausto.
    "Se la guerra non fosse avvenuta, è qui che avrei vissuto?, dice Eisenberg. E ancora il regista si chiede: "Come sarebbe ora la mia vita? Chi sarei?" Ma il film racconta anche la patetica pratica delle "Visite guidate ad Auschwitz, con pranzo incluso", quelle che appunto vivono gli ebrei di terza generazione forse troppo lontani da quelle vicende per capire davvero quello che è successo.
    "Il film in fondo domanda: che tipo di dolore oggi consideriamo legittimo? Una cosa questa a cui penso molto - dice il regista sceneggiatore - . I personaggi del mio film soffrono di dolori moderni - il mio ha una semplice ansia e un lieve disturbo ossessivo compulsivo mentre Kieran ha invece qualcosa di più profondo, più grave e indefinito - eppure - aggiunge - sono entrambi in questo tour di traumi storici. La mia domanda al pubblico è: il dolore ha sempre lo stesso valore o c'è una scala? Come possiamo dire di stare male quando i nostri antenati hanno passato cose tanto peggiori?".
    E ancora Eisenberg: "C'è anche una battuta che il mio personaggio dice sulle sue ansie che affronta facendo jogging e respirando profondamente: 'Il mio dolore - afferma - è così eccezionale e forte da scaricarlo su qualcuno? Ed è proprio così che mi sento: il nostro dolore è una cosa che merita di essere comunicata? Posso paragonare questa mia sofferenza a ciò chei miei antenati hanno passato con l'Olocausto?".
   

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