(di Gioia Giudici)
"Sono disincantata, non credo che
il disco spaccherà, l'ho fatto perché volevo suonare dal vivo"
dice con grande onestà Angela Baraldi, presentando '3021', il
nuovo disco prodotto dall'etichetta Caravan di Francesco De
Gregori, che arriva a 8 anni dal precedente lavoro di studio.
"Non è che non creda a questo progetto, ma sono consapevole
di ciò si ascolta oggi in radio" precisa la cantautrice e
attrice bolognese, per la quale "oggi l'urgenza è restare sul
palco, perché una vita senza palco è grigia e triste. Il nostro
è un mestiere che ha bisogno degli altri". Di compagni di
viaggio come Francesco De Gregori, "cui ho fatto ascoltare
queste canzoni in maniera timida e mi ha detto 'non me le fare
ascoltare come se non valessero niente, finisci questo disco'" e
poi ha scelto di produrre l'album distribuito da Sony Music
Italia, di cui Angela Baraldi ha scritto e composto i brani
insieme a Federico Fantuz. "De Gregori ha sposato il progetto
quando era già avanti, non mi ha dato consigli artistici, ma -
racconta l'artista, che la scorsa estate ha aperto i concerti
del tour del 'Principe' - mi ha dato il coraggio di finirlo".
Un'altra spinta importante è arrivata da amici che non ci
sono più ma che sono sempre presenti, come Lucio Dalla, che nel
1990, dopo averla avuta come corista nel tour con Morandi,
produsse il primo album, 'Viva'. 'Parlo di te Senza fare il tuo
nome Parlo di te A modo mio' canta oggi Angela in 'Cosmonauti',
uno degli otto pezzi dell'album, tenuto musicalmente insieme da
chitarre, basso, batteria e synth, incaricati di riprodurre il
suono delle sfere. "La canzone - spiega l'autrice - parla di un
sogno che ho fatto pochi mesi dopo che è morto Lucio, che ci ha
lasciato in maniera improvvisa e dolorosa. Sorvolavo un canyon
su una navicella e lui mi diceva 'non ti schianti', e queste
parole mi hanno tolto ogni paura". Così "questo disco nato per
fare concerti è diventato molto di più" ammette Baraldi, che
spera in ogni caso di "fare tanti concerti, anche se la mia
realtà è quella dei club, uno scenario che dopo il Covid non
esiste più".
Rimane la musica, che "è una cura, qualcosa che mi migliora,
al contrario del cinema che non è sempre così, perché senza un
progetto un attore è un sacco vuoto". Con il film di Gabriele
Salvatores "Quo Vadis, Baby?", del 2005, dove interpretava
l'investigatrice Giorgia Cantini, Baraldi vinse il Premio
Flaiano come Miglior attrice esordiente, l'Efebo d'Oro e l'Iris
d'argento al Montreal Film Festival. Poi arrivò anche la serie
tv su Sky "ma non sempre c'è continuità, a me non andò bene con
un produttore", come raccontò quando esplose il 'Metoo'
italiano. "Ero nel suo ufficio per parlare di lavoro quando fece
partire un porno" ricorda oggi. "Nel cinema - dice - ci sono
regole da conoscere per proteggersi, come attrice sono sempre
stata schietta, non mi sono mai informata su dinamiche che mi
avrebbero reso la vita più facile ma ho accettato di essere un
po' selvatica". Una selvatica che non rinuncia comunque a un po'
di ottimismo: "Ho scelto il 3021 come un salto temporale
difficile da immaginare, molti mi dicono che non ci saremo più,
ma io penso che ci sarà ancora la razza umana e che continuerà
ancora a innamorarsi", così come "per fortuna - scherza - ci
sono ancora 16enni che si esaltano per i Nirvana".
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